Che succede in Libia?

17/09/2016

Fino allo scorso aprile la Libia era sostanzialmente divisa fra due governi, uno a est, a Tobruk, uno a ovest, a Tripoli. A seguito di lunghi negoziati è stato poi formato un Governo di Accordo Nazionale sotto la presidenza di Serraj, che teoricamente riunisce tutte le fazioni.

Sul terreno però la situazione è rimasta molto più complessa, perché quello che si chiama ‘esercito libico’, numeroso e ben armato, guidato dal generale Haftar, non si è accordato con il nuovo governo. Il governo non ha un vero e proprio esercito, ma è riuscito a mettere d’accordo le numerose milizie armate locali perché partecipassero alla guerra comune contro l’ISIS, che si era attestato sulla costa a est di Sirte, impossessandosi dei principali terminali petroliferi. Le Guardie delle infrastrutture petrolifere, un corpo di sicurezza speciale, si sono allora schierate con il Governo di Accordo Nazionale, però hanno cercato di esportare il petrolio in proprio tramite la compagnia petrolifera di Baida, che si era staccata dalla National Oil Company a seguito della guerra civile. Le Guardie sembravano dunque intenzionate a mantenere la spaccatura in due del paese, pur avendo firmato l’accordo col governo. Questo ha allontanato dalle Guardie alcune simpatie e ha permesso al generale Haftar di intervenire.

Haftar ha ‘conquistato’ i terminali di As Sidra, Raf Lanuf, Marsa el Brega e Zueitina, togliendoli alle Guardie, e il 15 settembre li ha riconsegnati nelle mani della National Oil Company (o per lo meno ha dichiarato di farlo), probabilmente dopo aver raggiunto un accordo di massima con il governo. I terminali sono stati danneggiati dall’ISIS nei mesi scorsi e per poter riprendere a esportare debbono essere riparati.

Però le Guardie delle infrastrutture petrolifere avevano come alleate le milizie di Misurata e i due gruppi combattevano insieme contro l’ISIS. Ora non è chiaro che posizione prenderanno le milizie di Misurata, che sono sempre state ostili a Haftar, né se le Guardie continueranno a combattere contro l’ISIS.

L’accordo fra Haftar e il governo terrà? Non se ne conoscono ancora i dettagli. Mediatore fra il governo e Haftar è stato l’Egitto, che spera in una situazione stabile ai confini e ha sempre sostenuto Haftar.

Noi Italiani invece tendiamo a contare sulle milizie di Misurata per difendere gli interessi dell’ENI: se Haftar dovesse assumere la responsabilità della difesa in Libia (questo è il ruolo cui aspira), potrebbe rivelarsi ostile agli interessi italiani? 

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