La “scuola senza zaino”
che costruisce comunità e capacità di creare conoscenza

13/10/2016

La “scuola senza zaino” − ideata da Marco Orsi nel 2002 a Lucca e diffusasi in Toscana, Puglia, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte − si basa sui principi dell’accoglienza, della condivisione e della cooperazione.

Negli istituti che adottano questo metodo le aule vengono riconvertite: i banchi, normalmente disposti a file, sono sostituiti da tavoli quadrati dove trovano posto da 4 a 6 alunni. Ci sono diverse zone-laboratorio, come il laboratorio dei numeri e delle lettere, il laboratorio informatico e quello scientifico e l’agorà, senza dubbio uno degli aspetti più importanti di questo modello metodologico. L’agorà richiama il metodo di lavoro ideato dalla psicologia umanistica negli anni ‘70 ed è strumento efficace per aumentare la vicinanza emotiva e per risolvere i conflitti all’interno di un gruppo. Nell’agorà gli alunni, guidati dall’insegnante, condividono esperienze, pianificano la giornata e approfondiscono i contenuti disciplinari, favoriti dalla posizione a cerchio che permette di mantenere più a lungo l’attenzione e promuove lo scambio comunicativo. 

La scuola diventa quindi una comunità di apprendimento dove l’insegnante non trasmette il sapere dalla cattedra, ma crea uno spazio comune in cui gli alunni vengono responsabilizzati, diventando essi stessi autori e costruttori di conoscenza. La metodologia ‘senza zaino’ dà spazio alla creazione del curricolo globale, cioè la costruzione condivisa di progetti e significati per cui tutti fanno qualchecosa, tutti hanno un ruolo, tutti assumono un impegno per portare avanti una ricerca, per scoprire una parte di mondo, per acquisire nuove conoscenze. 

Perché definire questo tipo di metodo “senza zaino”? L’espressione ha una duplice valenza. Lo zaino è preso a simbolo in quanto contiene oggetti personali che servono per soddisfare necessità individuali, mentre il modello senza zaino vuole superare questo aspetto e fare della condivisione uno dei pilastri dell’educazione. L’espressione ha anche una valenza letterale: nella scuola senza zaino il materiale di cancelleria non è più personale ma condiviso da tutti gli alunni, dopo esser stato acquistato con il contributo delle famiglie. Questo favorisce il senso di responsabilità, poiché tutti sono corresponsabili del mantenimento e della conservazione del materiale.

L’ordine è un’altra caratteristica delle scuole senza zaino: ogni alunno è invitato a riordinare, sistemare e ripulire l’aula al temine di ogni attività e ciò promuove il rispetto per i beni comuni. I bambini ai tavoli o nei laboratori ricevono indicazioni dall’insegnante e poi lavorano in gruppo con un ‘capotavolo’ che coordina, controlla e corregge i compagni. In questo modo vengono promossi rispetto, autostima e autonomia, perché gli alunni si mettono in gioco e provano da soli a raggiungere il risultato, adottando il metodo osservativo.

Ogni unità di apprendimento prende avvio da una "esperienza generatrice" realmente vissuta dagli studenti: si può trattare di una gita, della visita a un museo, dell’intervento di personale esterno alla scuola, spesso di famigliari dei bambini, perché la scuola senza zaino prevede e promuove il coinvolgimento delle famiglie e della comunità. Partendo da queste esperienze reali tocca tanto ai docenti quanto agli alunni progettare attività; in questo senso l’apprendimento diventa davvero cooperativo e nella scuola inizia a costituirsi un’effettiva comunità di ricerca.

Per ulteriori approfondimenti si può visionare il video in testa all’articolo (riguardante l’esperienza senza zaino dell’istituto comprensivo statale “San Giulio” di San Maurizio d’Opaglio, in provincia di Novara) e visitare i siti: http://www.senzazaino.it/ e http://www.irre.toscana.it/senzazaino/lineep.htm

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