Il Kazakistan a una difficile svolta: a rischio la stabilità dell’Asia centrale

02/02/2017

Il Kazakistan, il più grande stato dell’Asia centrale, ha un presidente, Nursultan Nazarbayev, che ha poteri dittatoriali sin dagli anni ’80, quando il paese era ancora parte dell’Unione Sovietica.

Oggi Nazarbayev ha 76 anni, il paese attraversa una crisi economica e sociale, occorre prevedere la successione e cambiare la struttura di governo. Riuscire ad affrontare e risolvere tutti i problemi insieme senza cadere nell’instabilità politica è molto difficile: il mondo guarda con ansia agli avvenimenti, perché la destabilizzazione del Kazakistan potrebbe provocare insurrezioni e guerre civili in tutta l’Asia Centrale.

Nazarbayev ha annunciato la costituzione di un gruppo di studio incaricato di proporre la riforma del sistema politico. Il gruppo deve proporre un sistema parlamentare in sostituzione dell’attuale sistema presidenziale, non più adatto ai tempi e alla mutata situazione della regione. Il presidente ha detto esplicitamente che occorre una massiccia redistribuzione del potere e un vasto processo di democratizzazione della società. Secondo la sua visione, espressa in un discorso televisivo alla nazione, il presidente manterrà la responsabilità di gestire la politica estera, la difesa e sicurezza, e coordinerà gli altri ministeri. Avrà potere di veto sulle altre decisioni del governo.

Nel corso del 2016 il paese ha conosciuto scioperi, manifestazioni di protesta anche da parte del partito del presidente e attacchi terroristici. Anche il vicino Uzbekistan sta attraversando un periodo di incertezza e instabilità dopo la morte del vecchio presidente Islam Karimov. Il maggiore pericolo per la regione è ovviamente la possibile radicazione di correnti di islamismo estremista sino a ora represse dai governi laici e autoritari dei vecchi politici di formazione sovietica

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