Dalla Prima alla Seconda guerra mondiale

08/11/2017

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Dalla Seconda guerra mondiale i Curdi sono cittadini di quattro stati diversi, diventano pedine di giochi internazionali che li coinvolgono e li travolgono. 

Durante la Prima guerra mondiale sia i Russi sia gli Inglesi fecero a gara per rendersi amici e alleati i Curdi, promettendo protezione contro gli Ottomani in caso di ribellione. In quegli anni l’Impero Ottomano era governato dai Giovani Turchi nazionalisti, che volevano cacciare tutti i non Turchi dalla regione per crearvi uno stato nazionale turco − cosa che effettivamente realizzarono dopo la guerra, anche tramite deportazioni o ‘scambi’ di milioni di persone, soprattutto con la Grecia. Nell’ambito di questo progetto nazionale i Giovani Turchi organizzarono il genocidio degli Armeni nel corso del 1915 e i Curdi li aiutarono nel genocidio, ma poco dopo i Turchi iniziarono a rivolgersi anche contro i Curdi.

Nel 1917 i Russi si ritirarono dalla guerra a seguito della Rivoluzione d’Ottobre che abbatté lo zar e impose il comunismo. Non dovendo più temere lo scontro con i Russi, il governo britannico intraprese una spregiudicata politica di propaganda, spinta dal colonnello Francis Richard Maunsell. Questi riteneva che si dovesse trovare un modo per manipolare l’opinione curda e convincerla a passare dalla parte del Regno Unito nei combattimenti attorno a Diyarbakir. Il colonnello parlava apertamente dell’eventualità di uno Stato indipendente per i Curdi.

 

Londra instillò sempre di più all’interno delle comunità curde il sogno dell’indipendenza. Non solo: nelle ultime fasi della guerra e in quelle immediatamente successive, una simile politica di promozione di realtà autonomiste fu perseguita dagli Inglesi anche nella regione settentrionale di quello che sarebbe divenuto l’Iraq sotto protezione britannica.

Tra il 1918 e il 1919, dopo aver conquistato Kirkuk e altre aree del Kurdistan meridionale che sarebbero dovute ricadere sotto il nuovo Iraq, il Regno Unito si avvalse dell’amministrazione di uno dei capi curdi locali più influenti, lo shaykh Mahmud Barzani (prima immagine a lato), per assicurarsi la stabilità di quell’area.

 

Con il Trattato di Sèvres del 1920 (trattato di pace fra l’Impero Ottomano e le potenze alleate) per la prima volta nella storia venne disegnata una carta geografica che comprendeva i confini di uno stato del Kurdistan (area tratteggiata nella mappa a fianco).

Ma il Trattato venne firmato da un Impero che non aveva più alcuna autorità neppure sul proprio esercito, che obbediva ai Giovani Turchi e non al governo. L’Impero sarebbe caduto pochi giorni dopo la firma del trattato e la nuova Repubblica Turca non si sentì tenuta a rispettarlo.

 

Né gli Inglesi né altri aiutarono i Curdi a combattere contro i Giovani Turchi che ripresero la guerra per riconquistare i territori dell’Anatolia che gli Ottomani avevano perso. Dopo tre anni di guerra, i nazionalisti turchi riuscirono a riconquistare tutti i territori dell’attuale Turchia. Gli Inglesi accettarono tale situazione con il Trattato di Losanna del 1923, che determinò la situazione attuale dei Curdi, divisi fra Turchia, Siria, Iraq e Iran (si veda la terza immagine, a lato). 

E fu il secondo voltafaccia: dopo aver creato il Kurdistan, le potenze europee lo sconfessarono.

I Curdi della Turchia attuarono ribellioni nel 1925, nel 1930 e nel 1938, soffocate duramente dal governo turco. Per diluire la presenza curda sul territorio, il governo turco favorì l’insediamento di Albanesi e Assiri (Siriani cristiani di antica lingua aramaica) nella regione, mentre molti Curdi si spostavano nelle città, che avevano popolazione mista. 

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