Cyber war, bitcoin e la Corea del Nord

27/12/2017

A maggio 2017 l’attacco informatico “WannaCry” ha creato un’epidemia su vasta scala infettando i sistemi informatici di molte aziende e organizzazioni nel mondo. Il 18 dicembre la Casa Bianca ha annunciato che responsabile dell’attacco è la Corea del Nord. Il virus cripta i file sui computer e chiede un riscatto in bitcoin per decriptarli. Così gli aggressori hanno raccolto 143,000 dollari di riscatto in bitcoin, oggi equivalenti a 1,2 milioni di dollari data la sorprendente crescita del prezzo del bitcoin. WannaCry non è l’unico attacco informatico in cui la Corea del Nord sia coinvolta: altri due attacchi le sono stati attribuiti nel corso di quest’anno.

Perché la Corea del Nord vuole i bitcoin? Il paese sta affrontando dure sanzioni che lo isolano dal sistema finanziario internazionale e i bitcoin forniscono al regime un modo per avere soldi all’estero e aggirare le sanzioni, probabilmente anche per pagare gli hacker che effettuano gli attacchi informatici.

La nuova dottrina di sicurezza nazionale americana, rilasciata questa settimana, afferma che le armi nucleari avranno un ruolo importante nel dissuadere non soltanto attacchi nucleari, ma anche “attacchi strategici non nucleari e aggressioni convenzionali su larga scala”. In che cosa possano consistere gli attacchi strategici non nucleari non viene detto nel documento, ma in altri documenti della Difesa si includono fra gli attacchi strategici gli “attacchi informatici contro le infrastrutture USA”. Gli USA sembrano dunque suggerire la possibilità di utilizzare armi nucleari per rispondere agli attacchi informatici: i governi dei paesi del mondo, inclusa la Corea del Nord, sono avvertiti. 

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