La Turchia contro i Curdi in Siria?

17/01/2018

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Ecco la situazione sul terreno in Siria oggi. Nelle aree in giallo prevalgono le milizie curde dello YPG e i loro alleati, che hanno combattuto contro l’ISIS con il sostegno degli USA e dei loro alleati. Gli USA hanno dichiarato che continueranno ad addestrare e armare queste milizie. La Russia, che pure sostiene Assad − il cui esercito non controlla la zona gialla curda ma soltanto la zona rossa − sostiene che i Curdi debbono essere invitati alle trattative per il riassetto futuro della Siria. I Curdi siriani non hanno mai esplicitamente preso le armi contro il governo di Assad, ma contro l’ISIS. Questo fa supporre che Assad e i Curdi siriani potrebbero trovare un accomodamento reciproco sull’assetto del paese.

La Turchia invece arma e sostiene le milizie ribelli che attualmente controllano le zone verdi, ma si oppone ai Curdi. La Turchia ritiene d’importanza vitale per la sicurezza delle sue infrastrutture portuali e delle sue grandi condutture di gas e petrolio che le aree siriane corrispondenti alle provincie di Afrin, Manbij, Idlib e Aleppo siano in mani amiche, mentre considera i combattenti curdi siriani come nemici radicali, alleati con l’organizzazione terroristica turca del PKK.

Dopo aver inutilmente cercato di convincere prima gli USA poi i Russi a negare il loro sostegno ai Curdi siriani e dopo aver ottenuto di mandare le proprie truppe a sorvegliare l’applicazione del cessate il fuoco nella zona di Idlib, da alcuni giorni la Turchia ripete che sta per entrare con le sue truppe anche nella provincia di Afrin e in quella di Manbij, per scacciarne le milizie curde.

Questi annunci sono probabilmente ripetuti per capire se le reazioni di Russia e USA sono blande o minacciose, per capire se avanzare nelle due province significa entrare in conflitto armato con gli USA o con la Russia, oppure se le due superpotenze lasceranno fare, protestando soltanto a parole. 

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