In Occidente oggi: disuguaglianza e risentimento sociale

03/02/2018

Le più recenti statistiche dell’OECD dicono che in Germania il 60% della popolazione possiede soltanto il 6,5% della ricchezza del paese. Negli altri paesi europei i dati non sono molto diversi da quelli della Germania. Negli USA è ancora peggio: il 60% della popolazione possiede soltanto il 2,4 % della ricchezza del paese!

Per tutta la durata della Guerra fredda la disuguaglianza economica e sociale si è mantenuta molto bassa in Occidente, poi ha preso ad aumentare. Dopo la crisi finanziaria del 2008 è aumentata in modo rapidissimo. Oggi in Occidente le élite e la massa vivono in modi molto diversi e vedono il mondo in modi molto diversi. Il rischio è che possa venir meno la coesione sociale e politica all’interno degli stati.

Come è avvenuta questa trasformazione?

La manodopera, le tasse, le norme ambientali e sindacali costano molto meno nei paesi ex comunisti, dall’est Europa alla Cina, e in paesi tipo l’India, che fino a pochi anni fa si definivano ‘in via di sviluppo’, perciò in quei paesi si sono impiantate le nuove fabbriche dal 1990 in poi, non più in Occidente. Chi in Occidente ha molti capitali deriva ancora ingenti guadagni investendoli in attività produttive, ma non più a casa propria, bensì in altri paesi del mondo. Così i paesi occidentali hanno visto diminuire gli investimenti produttivi domestici e aumentare la disoccupazione o sotto-occupazione. Chi investe capitali vede nella globalizzazione dell’economia, nella liberalizzazione del commercio e delle operazioni finanziarie non soltanto il moltiplicarsi delle possibilità, ma anche la salvezza dell’economia e della pace nel mondo. Altrettanto pensa chi inventa e produce tecnologia innovativa, la vende in tutto il mondo ma la produce dove costa meno, può scegliere di pagare le tasse nel paese più conveniente. In Apple o Google o Tesla, ad esempio, le persone operano e pensano a livello globale. Chi opera a livello globale frequenta altre élite globali, discute con loro, condivide opinioni, progetti e interessi con loro, non con quel 60 % di connazionali che vivono nelle periferie delle città dell’Occidente e vedono declinare la loro qualità di vita e il loro prestigio sociale.

Élite e masse oggi si incrociano ancora per strada, ma non vivono la stessa realtà, non lavorano quasi più insieme. E ovviamente votano in modo diverso, stupendosi poi grandemente dei risultati, che non avevano previsto. Le élite non si aspettavano la vittoria di Trump in USA, né la vittoria della Brexit in Inghilterra, né il rifiuto della riforma istituzionale in Italia. Di fronte ai risultati imprevisti, le parti danno la colpa a fake news, servizi segreti, corruzione e disinformazione sui social. In realtà le scelte di voto sono diverse perché le persone vivono in mondi diversi, che tendono ad avere sempre minori occasioni di collaborazione in progetti comuni. La parte di popolazione che vive e opera a livello globale diventa più ricca e più liberal, quella che opera a livello locale diventa proporzionalmente meno ricca e meno importante, perciò diventa più protezionista, più ostile all’innovazione e ostile alle élite.

Le elezioni stanno portando al governo nuovi politici ‘populisti’, espressione di gruppi sociali talora colmi di risentimento per l’alterigia culturale, sociale e politica delle elite. In questo modo la democrazia forse sta svolgendo il suo compito di permettere riforme e operazioni di riequilibrio, prima che i risentimenti esplodano.

I nuovi governanti riusciranno a far pendere il piatto della bilancia in favore del 60%? È quello che Trump ha promesso agli elettori. È auspicabile che Trump riesca nell’intento, perché l’alternativa, la rottura della coesione sociale nel paese guida dell’Occidente, sarebbe una iattura ben più grave di un momento di rallentamento nel processo di globalizzazione dell’economia (che poi proseguirà ineluttabilmente per forza di cose…). 

Élite e masse oggi si incrociano ancora per strada, ma non vivono la stessa realtà, non lavorano quasi più insieme. E ovviamente votano in modo diverso, stupendosi poi grandemente dei risultati

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