USA e Francia nel Sahel, contro il Jihad

31/10/2018

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Gli USA stanno terminando di costruire una base per droni vicino ad Agadez, in Niger. I Francesi sono presenti militarmente in Niger e in tutto il Sahel. Dal Niger si possono sorvegliare i paesi vicini, dove operano intensamente molti gruppi jihadisti. Il Mali, ad ovest del Niger, vede la presenza di vari gruppi affiliati ad al Qaeda, il maggiore dei quali è Nusrat al-Islam wal Muslimeen. In Nigeria domina Boko Haram. In Libia, a nord del Niger, sono presenti sia al Qaeda nel Magreb Islamico sia lo Stato Islamico, in configurazioni variabili a seconda dell’andamento della guerra civile in atto. Nel sud dell’Algeria e nel Burkina Faso c’è una pluralità di gruppi affiliati ad al Qaeda.

Le principali vie di comunicazione fra il Nord Africa e l’Africa subsahariana passano attraverso il Niger, come ben sappiamo noi ragazzi degli anni ’60, che consideravamo indispensabile alla nostra formazione personale l’esperienza di attraversare il deserto in auto e raggiungere Agadez da Algeri. Allora il pericolo era soltanto perdersi, anche se occasionalmente si incontrava qualche predone che rubava orologi, gioielli e denaro. Oggi lungo quelle rotte i jihadisti e altri trafficanti trasportano i migranti che vogliono raggiungere le sponde del Mediterraneo e poi l’Europa, oltre che armi e droga.

Non soltanto i governi degli stati del Sahel non costituiscono un argine sicuro contro i gruppi terroristi, ma il maggiore pericolo è che i gruppi jihadisti sparsi riescano a formare un fronte unico internazionale sotto la guida di al Qaeda, che potrebbe rovesciare i governi più deboli e impossessarsi di qualche stato, come successe in Afghanistan a fine anni ’90 (di lì partì l’attacco alle Torri Gemelle), poi anche in Siria per breve tempo.

Dal 2014 la Francia è impegnata nell’Operation Barkhane, un’iniziativa di antiterrorismo nel Sahel, che si propone di controllare il terrorismo alla fonte, prima che raggiunga le coste del nord Africa e di lì l’Europa.

Gli USA stanno costruendo in Niger uno sbarramento contro il flusso di uomini e armi attraverso il Sahara, senza dare molta pubblicità alla cosa. La principale base di appoggio è l’aeroporto di Niamey, nel sudovest del Niger. Ma occorrono anche punti di controllo più a est, in direzione della Libia, e Agadez è in ottima posizione. Ci saranno droni MQ-9, che possono sorvegliare un raggio di 1850 chilometri, coprendo anche il nord della Nigeria. Un’altra base sarà a Dirkou, nel nordovest del Niger. Di lì si potrà sorvegliare il Mali e il Ciad fino a N’Djamena, dove c’è il quartier generale dell’Operation Barkhane, e la Libia fino a Sabha, punto di incrocio di molte rotte. La base di Agadez fornirà anche copertura completa e costante della frontiera fra Niger e Nigeria, dove sono molto frequenti gli attacchi di Boko Haram.

Le missioni americane e francesi non mirano a debellare i gruppi jihadisti ma semplicemente a evitare che entrino in collegamento fra di loro per operare insieme e assumere il controllo del territorio. Eradicare il Jihad richiederebbe monti più mezzi, più uomini, anni di guerra sul terreno. Le due missioni hanno fatto tesoro dell’esperienza contro al Shabab nel Corno d’Africa, dove si è riusciti a prevenire la fusione fra gruppi diversi e il loro rafforzamento con continui interventi di contenimento, però poco costosi, poco rischiosi, effettuati con relativamente pochi uomini e molta tecnologia.

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