Che futuro per l’Arabia Saudita?

18/03/2019

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Anche se il rapporto fra gli USA e l’Arabia Saudita sembra ancora stretto e solido, la situazione globale sta allontanando i due paesi, che furono strettamente alleati dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi. La priorità strategica degli USA è ora il contenimento della Cina, non più la sicurezza del Medio Oriente; il pericolo delle milizie islamiste è diventato una questione di sicurezza regionale in molte aree del globo, ma non è più una sfida alla potenza egemone; le orrende violazioni dei diritti degli oppositori alla monarchia saudita disgustano l’opinione pubblica occidentale; il mercato dell’energia è profondamento cambiato e l’Arabia Saudita non ne è più il protagonista dominante. Né esistono legami storici e culturali che portino i due paesi ad assumere posizioni comuni sui grandi problemi.

Per l’Arabia Saudita gli USA sono stati un alleato strategico contro il pericolo comunista, contro il rischio di attacco da parte dell’Iran e contro il pericolo che una qualunque potenza regionale bloccasse le rotte dell’export del petrolio. Per gli USA l’Arabia Saudita è stata un alleato per controllare il mercato del petrolio, per tener lontana l’URSS dalle rotte marittime di importanza globale, per contrastare l’anti-americanismo del jihad internazionalista di al Queda e l’espansionismo sia dell’Iran sia di Saddam Hussein. Ma i reciproci interessi non sono mai stati sufficienti per far abbandonare agli USA il sostegno strategico a Israele, ad esempio. Anche in passato gli USA sono stati necessari all’Arabia Saudita molto più di quanto l’Arabia Saudita fosse necessaria agli USA.

Oggi gli USA sono indipendenti dal punto di vista energetico e perciò molto meno interessati al mercato globale del petrolio, essendo diventati essi stessi i maggiori produttori globali di petrolio, come mostra il grafico a lato. L’Arabia Saudita deve calibrare bene i prezzi di vendita del suo petrolio per mantenere una grossa quota di mercato e continuare a vendere anche negli USA. Deve fare in modo che ai grandi compratori del mondo, inclusi i grandi clienti americani, convenga comperare una grossa fetta del loro fabbisogno dal Golfo, diversificando il rischio, anziché comprare soltanto dagli USA e da produttori di altre regioni. Ma deve anche guadagnare abbastanza per far fronte a tutte le spese per lo stato, per la difesa, per il benessere di suoi cittadini. 

La grande produzione di petrolio estratto dalle rocce in Canada e USA, giunta sul mercato nel 2014, ha comunque fatto crollare i prezzi globali del petrolio, che ora oscillano attorno a 60 dollari per barile, dopo aver toccato i 120 dollari negli anni 2011-12, come si vede nel grafico a lato. Ai fini del mantenimento dei prezzi globali del petrolio ai livelli più elevati possibili, gli interessi dell’Araba Saudita oggi collimano più con quelli della Russia che con quelli degli USA. E il cliente più importante per i Sauditi, come per i Russi, sta diventando la Cina.

Per gli USA proteggere le rotte del petrolio del Medio Oriente sta oggi diventando un obiettivo di secondo piano rispetto al prevenire la possibile espansione della potenza cinese sull’Oceano Pacifico e sull’Oceano Indiano. Questo significa che i Sauditi debbono pensare a provvedere in proprio alla sicurezza, anche cercando nuovi alleati.

Il peggiore incubo dei Sauditi per quanto concerne la sicurezza è che un giorno gli USA possano mettersi d’accordo con l’Iran e farne l’alleato principale nella regione, la testa di ponte di un’alleanza che includa anche l’India per contrastare l’espansione della Cina nell’Asia Centrale e in Cina. Sarebbe una decisione ragionevole per gli USA e probabilmente un giorno la prenderanno, ma soltanto dopo la cacciata degli Ayatollah dal potere. I Sauditi stanno perciò esplorando possibili accordi per forniture militari tecnologicamente avanzate con la Russia e anche con la Cina, in vista di un possibile futuro distacco dagli USA. Per ora hanno concluso qualche contratto con la Russia e hanno fatto costruire dai Cinesi una fabbrica di droni sul loro territorio. Inoltre stanno cercando di sviluppare una centrale nucleare che possa essere usata anche per produrre bombe, non soltanto energia per uso civile, e cercano un partner nucleare con cui sviluppare il progetto. 

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