Pensieri lenti e veloci
di Daniel Kahneman

08/07/2019

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Kahneman è uno psicologo e docente universitario che ha condotto per decenni esperimenti volti a capire come percepiamo la realtà, come la valutiamo e come formiamo le nostre opinioni. I suoi studi, presentati in decine di saggi, gli hanno fatto vincere un premio Nobel… per l’economia!

Ecco alcuni paragrafi tratti da vari capitoli dell’ultimo suo libro – Pensieri lenti e veloci, edito da Mondadori, 2012 − per stimolarvi alla lettura.

 

Un limite generale della mente umana è l’imperfetta capacità di ricostruire stati passati di conoscenza, o credenze che sono cambiate. Una volta che adottiamo una nuova visione del mondo (o di una qualsiasi sua parte), perdiamo immediatamente quasi tutta la nostra capacità di ricordare quello che eravamo soliti credere prima di mutare parere.

(….) Il senno del poi è particolarmente crudele con i decisori che agiscono a nome e per conto di altri, come medici, consulenti finanziari, allenatori di baseball, amministratori delegati, assistenti sociali, diplomatici, uomini politici. Tendiamo a incolparli delle decisioni buone che hanno avuto cattivo esito e a non apprezzarli abbastanza per le mosse efficaci che hanno compiuto e che sembrano ovvie solo a posteriori.

(….) I leader che hanno avuto la fortuna dalla loro parte non sono mai puniti per avere corso troppi rischi. Si ritiene che abbiano avuto l’abilità e la lungimiranza di prevedere il successo (…) Alcuni azzardi premiati dalla fortuna incoronano un leader sconsiderato, circondandolo di un alone di prescienza e audacia.

(….) Ogni giorno sono scambiate miliardi di azioni: molti le comprano e molti le vendono. Non è insolito che cento milioni di titoli di una singola società cambino mano in un giorno. La maggior parte dei compratori e venditori sa di avere le medesime informazioni; si scambiano le azioni soprattutto perché hanno opinioni diverse. I compratori pensano che il prezzo sia troppo basso e che probabilmente salirà, mentre i venditori pensano che il prezzo sia troppo alto e che probabilmente calerà. L’enigma è perché sia i compratori sia i venditori pensino che il prezzo corrente sia sbagliato. Che cosa fa loro credere di sapere meglio del mercato come dovrebbe essere la quotazione? (….)

A quanto pare, i trader non sanno rispondere a questo cruciale interrogativo, ma sembrano ignorare di essere ignoranti (….) Sappiamo che le persone continuano a credere incrollabilmente in qualsiasi asserzione, per quanto assurda essa sia, quando godono del sostegno di una comunità di credenti che hanno la loro stessa mentalità.

(…) Le prove fornite da oltre mezzo secolo di ricerche sono irrefutabili: per la stragrande maggioranza dei gestori di fondi, la scelta delle azioni somiglia molto più al lancio di dadi che al gioco del poker (…) I ricercatori sono generalmente d’accordo nel sostenere che tutti i trader, che lo sappiano o no (e alcuni di loro lo sanno), giocano ai dadi. L’esperienza soggettiva dei trader è che fanno ipotesi ragionevoli e sensate in una situazione di grande incertezza. Nei mercati altamente efficienti, però, le ipotesi sensate non sono più accurate di quelle fatte a caso.

 (…..) L’idea che il futuro sia imprevedibile è inficiata ogni giorno dalla facilità con cui viene spiegato il passato. Come osserva Nassim Taleb nel Cigno nero, la nostra tendenza a costruire e a credere a narrazioni coerenti del passato ci rende difficile accettare i limiti della nostra capacità di prevedere. (…..) L’illusione di capire il passato incoraggia la sicumera con cui riteniamo di poter prevedere il futuro.

(….) Philip Tetlock, uno psicologo dell’Università della Pennsylvania, spiegò le cosiddette previsioni degli esperti in un fondamentale studio durato vent’anni, che riassunse nel 2005 nel libro Expert Political Judgment: How Good Is It? How Can We Know? ((….) In tutto, raccolse oltre 80.000 previsioni. Chiese inoltre agli esperti come fossero giunti alle loro conclusioni, come avessero reagito quando le loro valutazioni si erano rivelate errate e come valutassero le prove che non corroboravano le loro posizioni. Li invitò poi tutti a valutare le probabilità di tre risultati alternativi: il persistere dello statu quo; una maggiore libertà politica o crescita economica; una minore libertà politica o crescita economica. I risultati furono disastrosi. Gli esperti ebbero un rendimento peggiore di quello che avrebbero avuto se si fossero limitati ad assegnare probabilità del 50-50 a ciascuno dei tre potenziali risultati. In altre parole, persone che passano il tempo, e si guadagnano da vivere, studiando un particolare argomento, producono previsioni meno esatte di scimmie che, lanciando freccette, distribuirebbero uniformemente le loro scelte fra le varie opzioni. Anche nel campo che conoscevano di più, non erano molto meglio dei non specialisti. Quelli che sanno di più sono poco più bravi a prevedere di quelli che sanno di meno. Ma quelli dotati delle conoscenze massime sono spesso i meno attendibili. Il motivo è che chi acquisisce più conoscenze sviluppa sempre più l’illusione della propria abilità e diventa troppo sicuro di sé, staccandosi gradatamente dalla realtà.

(….) Parecchi studi hanno dimostrato che i decisori umani sono meno affidabili di una formula predittiva

(….) gli esseri umani si rivelano incorreggibilmente incoerenti quando formulano giudizi sommari su informazioni complesse. Se viene loro chiesto di valutare le stesse informazioni due volte, spesso danno risposte differenti. L’entità dell’incoerenza è spesso motivo di seria preoccupazione. Esperti radiologi, che giudicano la radiografia dei polmoni di un soggetto «normale» o «anormale», si contraddicono il 20 per cento delle volte quando vedono la stessa immagine in un’altra occasione. (…) L’esame di quarantuno distinti studi di attendibilità riguardanti i giudizi di revisori di conti, patologi, psicologi, manager dell’organizzazione aziendale e altri professionisti fa pensare che il livello di incoerenza sia tipico, anche quando un caso viene giudicato di nuovo a distanza di pochi minuti.

 (…..) Il breve piacere di un venticello fresco in una giornata torrida ci induce a considerare con maggior favore e ottimismo qualunque cosa stiamo valutando in quel momento. Le prospettive di un carcerato in attesa di sapere se gli concederanno la libertà sulla parola possono variare sensibilmente a seconda che il giudice incaricato della decisione sia vicino o lontano dalla pausa pranzo.

(….) L’importante conclusione di questa ricerca è che un algoritmo elaborato sul retro di una busta è spesso abbastanza valido da competere con una formula ponderata in maniera ottimale, e certo abbastanza valido da battere il giudizio di un esperto.

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