Il determinismo geopolitico
secondo George Friedman

13/11/2019

Liberamente tratto da un articolo del 7 novembre 2019 per Geopolitical Futures

Anche se non è l’unico fattore da prendere in considerazione, la geografia è di certo fondamentale nel determinare il comportamento degli uomini. È infatti evidente che ognuno di noi è profondamente influenzato dal luogo in cui vive. La vita di un Indiano nato in una bidonville di Mumbai è profondamente diversa da quella di un Americano nato in un quartiere benestante di Dallas come Highland Park. Entrambe le loro esistenze subiscono limitazioni: è improbabile che l’Indiano diventi partner di un fondo di private equity così come è improbabile che l’Americano di Dallas diventi un ladruncolo. L’esistenza delle baraccopoli a Mumbai è dovuta alla geografia, al clima, alla sovrappopolazione e alla scarsità delle risorse; quella di un quartiere come Highland Park al fatto che il Texas è grandissimo, relativamente poco popolato e dispone di risorse petrolifere che hanno alimentato investimenti infrastrutturali e un alto livello di istruzione della popolazione. Se potessimo invertire le condizioni tra Mumbai e Texas senza scambio di abitanti, questi vivrebbero indubbiamente vite molto diverse da quelle attuali.

Le nostre origini determinano anche il modo in cui lasciamo il luogo in cui siamo nati e il rapporto che manteniamo con esso. Un espatriato americano che parli perfettamente il bulgaro resta comunque un espatriato americano che vive in Bulgaria. Io sono nato in Ungheria e ogni volta che ci torno mia moglie è impressionata dalla velocità con cui ridivento ungherese, anche se ho lasciato il paese quando ero molto piccolo. Gli Ungheresi mi percepiscono invece sempre come un Americano, cui cercar di rifilare gioielli falsi.

È impressionante quanto le nostre vite e le nostre anime siano forgiate dal luogo in cui siamo nati e da quello in cui viviamo. Da ragazzino vivevo nel Bronx e lì sono riuscito a proseguire gli studi e fare il dottorato; dividevo la casa con dei Portoricani che avevano interessi, capacità e necessità completamente diverse. Ma diverso era il nostro background: i miei genitori erano forgiati dagli eventi della prima metà del XX secolo, dalla Seconda guerra mondiale e dalla Shoah; i loro da una vita di indigenza vissuta su un’isola tropicale. La nostra immaginazione e i nostri desideri erano diversi fin dalla nascita, così abbiamo preso strade diverse: anche se tutti abbiamo cercato di sfuggire a una vita che non potevamo sopportare, l’abbiamo fatto in modo diverso.

Noi viviamo di previsioni. Arrivando al semaforo verde prevediamo che l’auto che si sta avvicinando si fermerà; quando scegliamo una professione prevediamo che potrà rispondere ai nostri bisogni; quando ci sposiamo, lo facciamo in base a un’aspettativa di felicità. Che tutto ciò possa anche non avverarsi non cancella il fatto che le previsioni siano comunque inestricabilmente legate alla vita umana. In primo luogo perché è impossibile evitare di fare previsioni, e con l’aumento del rischio e della ricompensa è necessario affinare la capacità di previsione. Quindi, poiché il comportamento degli stati-nazione implica grandi rischi e grandi vantaggi per ognuno di noi, prevedere il comportamento delle nazioni è indispensabile, così come affinare la capacità di farlo.

Il determinismo geografico può essere superficiale. Ma se diventa parte di una più ampia comprensione del modo in cui gli uomini vedono il mondo e loro stessi, allora diventa possibile anche prevedere le mosse di 330 milioni di persone. Per prevedere che cosa faranno gli Stati Uniti bisogna cominciare dal considerare che gli Americani sono umani, che differiscono da altri umani in ragione del luogo in cui vivono e che, come tutti gli umani, fanno esperienza di necessità e costrizioni. Questa analisi permette di prevedere la direzione che prenderà una nazione sia al suo interno che nelle relazioni con le altre nazioni. Questa è la base di ciò che faccio. È un sistema imperfetto, come ogni altra cosa. Ma non si tratta solo di costruire in maniera semplicistica dei modelli basati sulla geografia; è piuttosto un tentativo di considerare come la geografia della Grecia forgiò i Greci, come i Greci raggiunsero una vetta nella storia del pensiero umano e come poi cedettero il posto a Roma. 

Si può prevedere − grossomodo e con eccezioni − la traiettoria della vita di qualcuno a partire da due dati: dove è nato e da chi. Si può ipotizzare quel che potrà diventare, di chi potrà innamorarsi e chi invece odierà. La vita umana è ben lontana dall’essere casuale.

Si può prevedere - grossomodo e con eccezioni - la traiettoria della vita di qualcuno a partire da due dati: dove è nato e da chi. Si può ipotizzare quel che potrà diventare, di chi potrà innamorarsi e chi invece odierà. La vita umana è ben lontana dall’essere casuale

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