Dove si nascondono i futuri pericoli?

19/11/2019

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Il Senato americano ha dichiarato potenzialmente pericolosa per la sicurezza nazionale la piattaforma cinese Tik Tok, che non ha nulla a che vedere con la difesa, ma è un social usato da circa 500 milioni di teen agers al di fuori della Cina (in Cina non è disponibile). Sembra ridicolo, ma il timore è che il governo e l’esercito cinese abbiano accesso alle valanghe di dati che scaturiscono dall’uso dei social da parte dei giovani e li possano utilizzare (grazie all’intelligenza artificiale) per campagne mirate.

L’accesso a Big Data è un tema di importanza non soltanto economica, ma anche politica e difensiva. L’accesso può essere diretto (come nel caso di piattaforme residenti in uno specifico paese) o indiretto, tramite sistemi occultati nelle reti che trasportano i dati in tutto il globo e nello spazio. Nessuno capisce ancora in modo netto i problemi, ma il timore è che un rivale (ad esempio la Cina) inserisca nelle piattaforme o nelle componenti per la costruzione delle reti qualche software che gli permetta di bloccare o di deviare o di infiltrare i dati, o di impossessarsene di nascosto. Ne capiamo tutti troppo poco, tanto più che si tratta di tecnologie che si sviluppano e si modificano a una velocità sbalorditiva, perciò non sappiamo che cosa è davvero pericoloso e che cosa non lo è, ma i governi iniziano a porsi dubbi e a cercare di imporre restrizioni. Immaginiamo il potenziale danno creato da un rivale (non necessariamente in stato di guerra) che sia in grado di bloccarci a distanza (usando algoritmi) gli ascensori, i frigoriferi, il sistema di illuminazione, di riscaldamento, di regolazione del traffico…

Oggi i Cinesi (un miliardo e mezzo di persone altamente scolarizzate, disciplinate e di millenaria cultura) sono i rivali più pericolosi per la progettazione e costruzione di computer quantistici, sistemi di intelligenza artificiale, tecnologie di automazione, tecnologie aereonautiche e spaziali. I Cinesi hanno di gran lunga superato i Russi in tutti questi campi. Il governo cinese impiega per la ricerca e lo sviluppo in questi settori più risorse di ogni altro paese al mondo, eccetto gli USA. La collaborazione fra USA e Cina in questi settori potrebbe dare grandi risultati, ma si sta interrompendo perché la potenza cinese è diventata un pericolo per l’egemonia tecnologica, commerciale e militare degli USA e dei loro alleati. 

La tabella a fianco indica gli obiettivi che il governo cinese ha dato per gli anni 2020 e 2025 alla propria industria: raggiungere la quasi totale autonomia nelle tecnologie high tech e nella produzione di energia da fonti rinnovabili.

 Il fatto è che oggi la produzione di componenti high tech è già tanto interconnessa che separare produzioni cinesi e produzioni americane (ad esempio) senza danneggiare entrambi i paesi è quasi impossibile. Se poi in futuro la ricerca e lo sviluppo seguissero strade separate e non comunicanti, come può un paese avere la certezza di mantenere, o di raggiungere, un buon livello di conoscenza e di capacità rispetto ai rivali? La necessità aguzza l’ingegno: chi oggi parte in condizioni di svantaggio in una specifica tecnologia può moltiplicare l’ingegno e superare in breve tempo il rivale, senza che il rivale lo sappia.

Senza contare il danno economico: oggi le americane Intel, Advanced Micro Devices and Qualcomm derivano dal 10 al 30% dei loro ricavi proprio dal mercato cinese. Nei laboratori di ricerca di queste aziende lavorano centinaia di brillanti ingegneri cinesi. Le terre rare che queste aziende utilizzano per i semiconduttori che producono vengono dalla Cina.

Inoltre quasi tutti gli alleati militari e commerciali degli USA già usano tecnologie cinesi all’interno delle loro reti di comunicazioni. Certamente non decideranno di dismetterle e sostituirle per proteggere i dati propri e quelli di interscambio con il resto del mondo.

Il problema c’è, rimarrà a lungo, verrà affrontato con decisioni oscillanti probabilmente per più decenni. Ma una cosa è certa: è proprio all’inizio di questa rivalità che dovranno essere prese le decisioni strategiche di fondo (vogliamo rimanere ancorati agli USA oppure no?), anche se la loro applicazione alla realtà sarà graduale e ondivaga. 

L’accesso a Big Data è un tema di importanza non soltanto economica, ma anche politica e difensiva. Non sappiamo che cosa è davvero pericoloso e che cosa non lo è, ma i governi iniziano a porsi dubbi e a cercare di imporre restrizioni

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