Israele Palestina, che cosa cambia?

31/01/2020

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Il cosiddetto piano di pace di Trump per la Palestina è la semplice constatazione della realtà. Dalla metà degli anni ’90 la situazione non è più sostanzialmente cambiata e non ha, per il momento, probabilità di cambiare. Trump propone di riconoscerla e cercare di migliorarla un po’, offrendo possibilità di sviluppo economico e sociale ai Palestinesi.

La sorte dei Palestinesi è stata (e ancora è) ostaggio di tutte le ambizioni egemoniche dei paesi vicini e dello stesso Occidente. L’Occidente nel 1949 volle la costituzione dell’UNWRA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East), che in realtà ha incancrenito la piaga. Riconoscendo il proprio errore, l’ONU creò poi un altro ente (UNHCR, United Nations High Commissioner for Refugees), che agisce con criteri radicalmente differenti per gestire gli aiuti a tutti gli altri profughi in fuga da guerre, persecuzioni o espulsioni. L’UNWRA rimase in piedi soltanto per assistere senza limiti di tempo i profughi palestinesi del 1949 e tutti i loro discendenti, che furono così incentivati a non rifarsi una vita per non perdere i benefici di cui godono e per non perdere l’ipotetico diritto al ritorno su terre ormai fittamente abitate da altre persone, discendenti di altri profughi (ebrei), espulsi per metà dall’Europa, per metà da paesi arabi o islamici.

La liberazione della Palestina fu usata come bandiera ideologica dai pan-arabisti egiziani (Nasser), dalle brigate terroristiche che negli anni ’60, ’70 e ’80 si ispiravano un po’ ovunque nel mondo alla lotta di classe, poi dai gruppi jihadisti islamici, sia sciiti che sunniti. Negli anni ’90 il processo di pace portò all’attuale suddivisione temporanea (vedasi la mappa a fianco) del West Bank in tre aree:

-          area A, cioè le parti di territorio più densamente abitate, sotto totale responsabilità palestinese, sia per l’amministrazione sia per la gestione dell’ordine pubblico;

-          area B, cioè territori poco abitati, poco adatti all’agricoltura, amministrati dall’Autorità Palestinese, ma dove l’ordine pubblico è gestito dagli Israeliani;

-          area C, cioè la strada che da Gerusalemme porta alla valle del Giordano e quella che costeggia tutta la vale del Giordano e del Mar morto, totalmente gestita da Israele.

Il motivo per cui Israele non può perdere il controllo della valle del Giordano e della via che dal Giordano conduce a Gerusalemme è lo stesso per cui non lo potevano perdere gli antichi Romani: di lì possono arrivare (e arrivarono effettivamente sempre, eccetto nel caso dei Crociati che arrivarono via mare) tutte le invasioni della regione costiera. Senza contare che le colline del West Bank dominano il territorio israeliano nella sua parte più ricca e più fertile, dunque intensamente abitata, che in alcuni tratti è profonda soltanto 15 chilometri (vedasi la mappa a lato). Da quelle colline un piccolo esercito dotato anche di armi antiquate potrebbe distruggere il cuore di Israele in pochi giorni, per questo Israele non può accettare nessuna presenza militare nel West Bank.

Il piano di Trump farà scalpore, forse rinfocolerà gli animi dei gruppi palestinesi più agguerriti, sicuramente sarà l’occasione per Hamas e per l’Iran e di ergersi a unici paladini dei diritti palestinesi. Nella sostanza nulla cambierà, probabilmente, almeno per qualche tempo. Ma si riaprirà la discussione fra i Palestinesi, forse molti si convinceranno che conviene accettare l’offerta, piuttosto che respingerla nuovamente, come sempre ha fatto l’Autorità palestinese in passato. Sarà l’inizio di una vera svolta? La speranza non va mai persa. Le persone cambiano, una alla volta, e a volte d’un tratto la società svolta un angolo in modo del tutto inaspettato.

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