L’estrema complessità di un piano anti-epidemie

04/04/2020

Nessun governo al mondo era (o è) preparato ad affrontare una epidemia globale. Uno dei primi compiti per i prossimi anni sarà proprio dotarsi di piani per affrontare una pandemia in modo razionale e tempestivo e riducendo al minimo le conseguenze negative. Si tratta di una questione altamente complessa perché, come qualunque altro progetto d’importanza strategica, dovrà intrecciare responsabilità precise e protocolli di cooperazione suddivisi e/o condivisi non soltanto fra pubblico e privato (a questo siamo abituati, anche se raramente troviamo l’equilibrio ottimale), ma anche fra tre livelli territoriali e normativi diversi: locale, nazionale e globale, o per lo meno sovranazionale.

Le responsabilità dovranno essere distribuite a livello territoriale e normativo in modo diverso a seconda della loro natura specifica. I tipi di responsabilità sono almeno cinque, per ognuno di essi entrano in gioco tre livelli territoriali e normativi (locale, nazionale, sovranazionale) e ad ogni livello occorre bilanciare i ruoli del pubblico e del privato. Lasciamo ai matematici il calcolo delle variabili da considerare per creare un piano che possa funzionare bene nella realtà.

Ecco i cinque diversi tipi di responsabilità:

1)responsabilità scientifica, che richiede la condivisione internazionale dei dati e dei risultati della ricerca in tutti i campi (non soltanto in campo medico e farmacologico), la definizione internazionale dei protocolli, mentre la raccolta dei dati non può essere fatta che a livello locale, ma ha bisogno di autorizzazioni e di capacità di utilizzo a livello nazionale (si pensi ai dati sugli spostamenti dei cittadini e sulla distribuzione geografica del contagio) che potrebbero essere diverse per gli enti privati rispetto a quelli pubblici;

2)responsabilità delle scelte strategiche, che sono di natura politica, perciò sono attualmente riservate al livello nazionale, ma debbono condizionare e coinvolgere pubblico e privato a ogni livello (quali settori di attività si possono ridurre o addirittura chiudere, quali settori vanno potenziati, a chi chiedere prioritariamente sostegno e chi va invece sostenuto…);

3)responsabilità di sospensione di alcuni diritti ad un certo momento e per un certo periodo di tempo (ad esempio il diritto alla libertà di movimento, il diritto del Parlamento a discutere e votare i provvedimenti). Il caso dell’Ungheria oggi è particolarmente spinoso: i diritti del Parlamento sono stati formalmente sospesi senza limite di tempo, e questo nel cuore d’Europa. Ma anche negli altri paesi occidentali le imposizioni di clausura e le limitazioni di movimento pongono problemi di natura politica e istituzionale, oltre che economica, che potrebbero aumentare col passar del tempo;

4)responsabilità di produzione e reperimento di farmaci e attrezzature sanitarie: qui occorre la piena cooperazione fra pubblico e privato a livello sia nazionale sia internazionale, cooperazione impostata e garantita da norme tariffarie e fiscali;

5)responsabilità di erogazione dei servizi sanitari e delle cure mediche, applicando i protocolli. Non può essere fatto che a livello locale, in coordinamento fra pubblico e privato e con coordinamento nazionale e internazionale.

Parlamenti, governi e cittadini dovranno essere capaci di percepire la grande complessità di un piano anti-epidemie (così come di un eventuale piano per proteggere l’ambiente e l’atmosfera), ma senza perdere la visione d’insieme e senza abbandonare quel ‘buon senso’ che può evitare scelte sbagliate e l’inutile moltiplicarsi degli ostacoli burocratici alla vita e alla libertà dei cittadini. 

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