Recessione e depressione

23/04/2020

Liberamente tratto da un articolo di George Friedman per Geopolitical Futures

 

Una recessione è parte integrante ed essenziale di un ciclo economico. Insieme ad altri fattori contribuisce a ‘ripulire’ l’economia, a ridistribuire capitali e forza lavoro. Comporta dolore, non c’è dubbio, ma è un male necessario, una delle fasi di un’economia in buona salute. Una depressione, invece, non è un evento economico, ma il risultato di forze esogene come guerre o epidemie che esercitano la loro forza distruttiva in ambiti che vanno al di là di quello economico. Domandarsi se ora siamo o meno in una fase di depressione o di recessione non è dunque una questione astratta, da accademici, ma la più importante tra le domande che dobbiamo porci. Ci riprendiamo dalle recessioni. E ci riprenderemo anche dalla depressione, ma servirà molto più tempo e il processo sarà molto più doloroso. Se le depressioni sono eventi economici prodotti da forze di natura non economica, la gravità di una depressione non può essere misurata con parametri esclusivamente economici. La gravità di una depressione si misura anche con la distruzione delle speranze e dei sogni di una generazione; è facilmente riconoscibile, ma difficilmente quantificabile.

La più recente depressione di cui ha fatto esperienza l’Europa è quella provocata dalla Prima guerra mondiale. Durante gli oltre quattro anni di conflitto morirono almeno venti milioni di Europei, soprattutto giovani; per quattro anni l’economia si concentrò esclusivamente sulla produzione a scopi bellici; soldati traumatizzati — una “generazione perduta” — fecero ritorno non al futuro che avevano immaginato ma a paesi traumatizzati, che avevano piani industriali utili soltanto per la guerra. In queste condizioni, come sempre, la depressione economica si trasformò in un evento politico. In caso di depressione non ci troviamo tutti nella stessa condizione: per alcuni può addirittura trattarsi di una condizione favorevole, altri possono essere troppo ricchi oppure troppo poveri per accorgersi della depressione.

Poi ci sono i politici che in periodi di depressione tirano in ballo vecchie ideologie — facendo finta di sapere che cosa serve e pensando che nessuno si accorga che mentono — e politici che sanno che in momenti di crisi le persone seguiranno chi mostra di prendersi cura di loro e di avere un piano per uscire dalla depressione. Così accadde in Russia con Lenin e in Germania, dove emerse un leader che comprese la centralità della questione della disoccupazione e presentò il fascismo come la soluzione, insieme ad un altro elemento fondamentale: un capro espiatorio, qualcuno da incolpare. Questo è il genere di personalità che emerge da una depressione. Generalmente in situazioni di questo tipo si impongono i mostri, non le persone rispettabili, che non riescono a controllare le forze scatenate dalla depressione. Le depressioni creano persone disperate e affamate di tutto, in primis di speranza e futuro.

La crisi determinata dalla pandemia in atto ha alcuni tratti in comune con la guerra: gli stati stanno mobilitando i loro cittadini senza badare alle conseguenze, la stragrande maggioranza delle persone non può lavorare, le scuole sono chiuse, moltissimi sono spaventati, ecc. Come in guerra, schiviamo i colpi e ci nascondiamo e, come in guerra, non c’è prezzo troppo alto per la vittoria. Ma la vittoria in guerra e la vittoria contro il virus sono diverse e ci dobbiamo chiedere che cosa significhi vincere in questo caso. Che il virus sparisca, o per i fatti suoi o per mezzo di un vaccino, e che il mondo torni alla normalità? Ma il problema delle guerre e delle depressioni è che il mondo non torna mai quello che era prima. Il mondo cambia e cambiano i sogni di chi sopravvive. Quindi vediamo quali domande dobbiamo porci ora.

Prima di tutto: il virus se ne andrà o verrà sconfitto? Se non scomparirà, accetteremo la permanenza di questa nuova malattia o la combatteremo con una guerra che trasformerà il mondo in modi che non possiamo prevedere? Secondo: poiché non possiamo esercitare il controllo su come reagirà il resto del mondo, ma le reazioni del resto del mondo potrebbero influenzare, ora più che mai, la nostra vita, accettiamo il rischio di una depressione come quella provocata dalla Prima guerra mondiale, una grande crisi globale? 

Se le depressioni sono eventi economici prodotti da forze di natura non economica, la gravità di una depressione non può essere misurata con parametri esclusivamente economici. La gravità di una depressione si misura anche con la distruzione delle speranze e dei sogni di una generazione; è facilmente riconoscibile, ma difficilmente quantificabile

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