Gli Emirati fra modernità e repressione

17/12/2021

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Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) si presentano alla comunità internazionale come un paese islamico tollerante e moderno. Effettivamente la religione ufficiale è l’islam di dottrina maliki, la più tollerante delle quattro principali dottrine sunnite. Il sistema economico e sociale è molto avanzato, ma quello politico è decisamente repressivo, in particolare nei confronti del movimento islamista dei Fratelli Musulmani.

Non è stato sempre così: negli anni ’60 molti membri della Fratellanza musulmana cacciati dall’Egitto in epoca nasseriana trovarono rifugio in Arabia Saudita e nei piccoli Emirati. Nel 1974, cioè tre anni dopo la creazione dello stato nella sua forma attuale, un gruppo di cittadini educati nell’Egitto di Nasser fondarono l’Associazione per la Riforma e la Guida della Società, nota come al-Islah. Al –Islah aveva collegamenti stretti con la Fratellanza musulmana. Nei tardi anni ’70 il primo principe del nuovo EAU, lo sceicco Zayed bin Sultan al-Nahyan, assegnò al al-Islah la gestione di alcuni dicasteri, primo fra tutti quello dell’educazione. Al-Islah impose un curriculum scolastico basato sugli insegnamenti islamici, con totale separazione fra maschi e femmine, proibizione dell’insegnamento della musica e della lingua inglese. L’eccessiva presa di al-Islah sulla popolazione iniziò a preoccupare lo Sceicco agli inizi degli anni ’90, perché contrastava con le necessità del processo di modernizzazione economica e tecnologica voluto dal governo. Per al-Islah, come per la Fratellanza, la modernizzazione equivaleva ad abbracciare la decadenza morale e religiosa dell’Occidente. Nel 1994 lo Sceicco dissolse al-Islah e mise al bando la Fratellanza.

Iniziò allora un processo di rapida modernizzazione, sostenuto soprattutto dai fondi di Abu Dhabi, il più vasto e più ricco fra gli Emirati, che apporta allo stato il 60% del PIL annuo con le sue esportazioni di petrolio. Dubai, che è il centro commerciale e finanziario dell’EAU, contribuisce al 25% del PIL, gli altri emirati più piccoli apportano tutti insieme soltanto il 15%. Abu Dhabi e Dubai sono città ultra moderne, quasi futuristiche, Jebel Ali è il porto più importante dell’intero Medio Oriente, l’aeroporto di Dubai è uno dei cinque più importanti al mondo.

Le rivolte della ‘primavera araba’ del 2011 hanno aumentato la paura degli Emiri dell’EAU, che regnano in modo assoluto e sopprimono duramente qualunque forma di dissenso all’interno e in tutta la Penisola araba, in pieno accordo con i Sauditi, ricorrendo spesso alle uccisioni mirate dei dissidenti e dei capi islamisti. Anche coloro che chiedono pacificamente istituzioni democratiche vengono arrestati e rinchiusi nella terribile prigione di al-Razin.

L’attuale principe di Abu Dhabi, Sheikh Mohammed bin Zayed (MBZ) è stato accusato dal parlamento tunisino di essere il mandante e il finanziatore del colpo di stato dell’attuale presidente Kais Saied, che ha preso il potere in Tunisia lo scorso luglio. In Siria gli Emirati hanno finanziato i costi dell’intervento russo del 2014 e hanno fatto assassinare molti capi ribelli, in Libia hanno finanziato il generale Haftar. 

In politica estera MBZ ha recentemente allacciato rapporti con Israele e intende stabilire relazioni più strette con la Turchia, benché questa sia governata dalla Fratellanza musulmana, come protezione contro possibili attacchi da parte dell’Iran, grande nemico storico degli Arabi e potente condomino del Golfo. Gli Emirati coltivano anche ottimi rapporti con gli USA, la Cina e l’India. La rete dei buoni rapporti internazionali li protegge dai pericoli di ribellioni interne, offrendo alla popolazione sempre maggiori possibilità di sviluppo economico e culturale.

 

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