i negoziati fra USA e Talebani
e il ruolo del Pakistan

17/05/2012

Stati Uniti e Pakistan sono in trattativa per la riapertura della via di rifornimento che passa attraverso le Aree Tribali, chiusa ormai da sei mesi. In cambio della riapertura le autorità pakistane hanno chiesto agli USA di cessare immediatamente gli attacchi dei droni (aerei senza pilota) in territorio pachistano. Si tratta di una richiesta che probabilmente verrà disattesa. Ma è un segno che USA e Pakistan stanno di nuovo collaborando nella gestione dei rapporti con i Talebani.

Il Waziristan del Nord è l’unica parte delle Aree Tribali (mappa a lato) esclusa dall’offensiva dell’esercito pakistano contro i ribelli talebani, in atto dal 2009.

Il nord Waziristan è controllato in parte dal signore della guerra Hafiz Gul Bahadur e in parte dalla famiglia Haqqani, talebana.

Entrambi i gruppi hanno una forte presenza in Afghanistan e lanciano attacchi terroristici anche contro l’Afghanistan orientale e Kabul dalle basi in Nord Waziristan. In passato i jihadisti provenienti da tutto il mondo, come al Qaeda e i suoi alleati,  hanno cooperato con Bahadur e gli Haqqani.

Dal 2009 Islamabad sta cercando di riprendere il controllo militare delle aree nordoccidentali cadute in mano talebana, nell’intento di   integrare economicamente e politicamente la Aree Tribali all’interno del paese. Ma nel Nord Waziristan il Pakistan ha invece intessuto rapporti con i signori della guerra locali, nella speranza di isolare al Qaeda e i suoi alleati nella regione.

Per sedersi al tavolo dei negoziati Washington ha chiesto ai Talebani di recidere ogni contatto con al Qaeda. In linea di massima i Talebani afghani sarebbero d’accordo, ma non hanno i mezzi per imporre la propria volontà, specialmente in territorio pakistano, dove è stanziata la vecchia guardia di al Qaeda.

Se il Pakistan riuscisse a portare i clan Haqqani e Bahadur del Nord Waziristan al tavolo dei negoziati con gli USA, potrebbe modificare gli equilibri di potere in Afghanistan a proprio vantaggio. I Talebani afghani sono consapevoli che prima o poi devono prendere le distanze dai jihadisti internazionali, ma non prima di aver  vinto e di essere certi di andare ai negoziati con gli USA da un posizione di forza. Per altro Bahadur e gli Haqqani sanno bene che collaborare con il Pakistan può aiutarli a ottenere buone posizioni nella futura sistemazione della regione.

Gli Haqqani sono al momento la forza politica più influente nell’Afghanistan orientale e cercano di ritagliarsi uno spazio a livello nazionale. Bahadur intende consolidare la propria presenza anche nel Waziristan per mettere al sicuro i propri interessi economici fra il confine afghano e pakistano, e chiede che gli venga riconosciuto un ruolo in prima fila nei negoziati.  Washington teme che stiano bluffando, e che non abbiano intenzione di tagliare i ponti con i jihadisti transnazionali.  

Il Pakistan si trova fra due fuochi: da un lato gli USA  fanno pressione perché porti i Talebani al tavolo dei negoziati, facendoli desistere dagli attentati; dall’altra i Talebani intensificano gli attacchi per condizionare l’atteggiamento degli USA durante i negoziati.

Fino a quando Washington non sarà certa che Bahadur e gli Haqqani siano davvero recuperabili e disposti alla trattativa, la situazione rimarrà in fase di stallo.

 

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