L'antigiudaismo nell'Europa cristiana
Parte II: dalla Peste Nera all'emancipazione

21/11/2013

Nel corso del XIV secolo la caccia a eretici e ‘infedeli’ sarebbe forse scemata d’intensità, se la terribile epidemia di Peste Nera, che nell’arco di 25 anni dimezzò la popolazione europea, non avesse avviato un lungo periodo di Grande Paura e di grandi rivolgimenti. 

Scrive Georges Bensousssan in “Genocidio. Una passione europea”: «Tra la peste nera e i primi anni del Seicento, […] la paura costituisce il retroterra mentale del mondo cristiano. (…) La peste semina il terrore, sbriciola ogni forma di socialità, cancellando spesso anche i legami familiari. Cancella l’ospitalità e l’amore per il prossimo e, ancora prima di uccidere, disumanizza. Si dà la caccia ai mendicanti, ai vagabondi e ai pezzenti, visti come i vettori dell’epidemia, e si rifiuta di portar loro aiuto».

La paura continuò a dominare la psiche dei popoli europei attraverso le devastazioni della guerra dei 100 anni, quelle delle guerre di religione, e il pericolo della conquista turca di Vienna. Per due secoli le guerre furono intestine, scardinarono le società dall’interno.

L’insicurezza dell’ordine del mondo portò al diffondersi della convinzione che la fine del mondo e il Giudizio Universale fossero vicini, che Satana e l’Anticristo avessero scatenato i loro seguaci per distruggere l’umanità. Nel XV secolo Satana divenne una figura ossessiva e la demonologia si diffuse in tutta Europa. Nel XVI secolo sul Demonio e sull’Anticristo si pubblicarono più libri che su qualunque altro soggetto.

Gli Ebrei e le streghe, ugualmente accusate di essere agenti di Satana, divennero i capri espiatori di tutta Europa, in un crescendo ossessivo. In Italia le accuse e le uccisioni furono rare rispetto alle altre regioni di Europa, grazie al razionalismo dell’Umanesimo e al Rinascimento, ma in centinaia di città e borghi d’Europa gli Ebrei, talora le streghe, vennero bruciati perché sospettati di diffondere apposta le epidemie.

Gli Ebrei venivano rappresentati come demoni o evocatori di demoni, sozzi e impuri, torturatori di bambini. La caccia alle streghe e la caccia all’Ebreo andarono di pari passo. Le accuse loro rivolte erano le stesse, inclusa l’accusa di infanticidio. L’incontro delle streghe con Satana non a caso veniva chiamato sabbath, come il giorno di festa degli Ebrei. Anche le streghe venivano presentate con tratti deformi e nasi adunchi, come gli Ebrei.  Dove mancavano gli Ebrei, furono le donne chiamate streghe ad essere uccise per esorcizzare il male della società.  Contro entrambi si scatenò il Tribunale dell’Inquisizione, che dal 1252 in poi poté usare la tortura per estorcere confessioni a eretici, infedeli e streghe, e poté comminare condanne a morte.

Ancora in epoca moderna la credenza del sabba delle streghe, che hanno facce da ebree, è rimasta nella cultura popolare. Lo testimonia questo sonetto del Belli

«Domani è Ssan Giuvanni? Ebbè ffío mio,

cqua stanotte chi essercita er mestiere

de streghe, de stregoni e ffattucchiere

pe la quale er demonio è er loro ddio,

se straformeno in bestie; e tte dich’io

c’a la finosomia de quelle fiere,

quantunque tutte-quante nere nere

ce pòi riffigurà ppiú dd’un giudio».

Ma l’eredità peggiore del XV e XVI secolo fu il radicamento del razzismo, cioè della convinzione che i tratti morali e quelli fisici si trasmettono entrambi col sangue. Per la prima volta a Toledo nel 1449 venne promulgato uno statuto che escludeva i convertiti, conversos in spagnolo, dagli incarichi, cioè dagli impieghi. Per la prima volta in un paese cristiano una legge discriminò un gruppo non in base alla religione, ma in base al ‘sangue’. Perché?

Nei decenni precedenti le persecuzioni contro gli Ebrei e la cacciata dei mori dalla Spagna avevano spesso indotto gli Ebrei, e in misura minore i Musulmani locali, a convertirsi al cristianesimo. Secondo alcuni studiosi lo stesso Cristoforo Colombo era un ebreo convertito. D’un tratto questi neo-cristiani convertiti poterono vivere e lavorare con gli altri cristiani, spesso con grande successo, e la competizione per gli incarichi e i posti di lavoro aumentò. Questo alimentò il malcontento, in alcuni luoghi fomentò rivolte popolari e massacri di famiglie di neo-cristiani.  Il rancore verso i nuovi concorrenti diffuse la convinzione che i conversos fingessero, continuassero a praticare i vecchi riti in casa. Verranno poi chiamati con disprezzo ‘marrani’, maiali.  Nel 1481 il tribunale dell’Inquisizione, gestito dai frati domenicani, rivolse l’attenzione contro i conversos ‘giudaizzanti’, iniziando dal proprio interno, cioè dai frati di origine ebraica. In pochi anni vennero messi al rogo 13 000 conversos, che ‘confessarono’ dopo tremende torture. I loro beni venivano incamerati dai sovrani, che finanziavano il tribunale. I roghi si chiamavano auto-da- fe’, atti di fede.

La scoperta e colonizzazione delle Americhe e delle sue popolazioni da parte dei re spagnoli, a cavallo fra il XV e il XVI secolo, pose in modo impellente la questione del diritto dei conquistatori ‘cristiani’ a uccidere, terrorizzare e schiavizzare i popoli pagani con cui entravano in contatto, e anche a convertirli, ma continuando a schiavizzarli. La Chiesa sostenne sempre attraverso i secoli che la conversione rende qualunque persona membro del gruppo dei fratelli in Cristo, aventi pari diritti e pari dignità, ma la pressione popolare e la convenienza economica portarono alcuni papi a tradire questo principio. Papa Alessandro Borgia, spagnolo, nel 1496 legittimò le leggi spagnole sulla ‘limpieza de sangre’, che i suoi predecessori avevano considerato illegittime per mezzo secolo.

Ogni suddito dovette dimostrare di avere sangue cristiano ‘puro’ da almeno due generazioni per poter accedere a qualunque incarico. Si sviluppò fra i Cristiani il terrore del contagio attraverso il sangue. Si sostenne persino che il latte di una balia che avesse avuto un nonno non cristiano poteva mettere in pericolo la vita di un bambino!  Nel XVI secolo alcuni ordini religiosi espulsero dai loro ranghi i discendenti di convertiti, benché lo stesso grande inquisitore Torquemada fosse un convertito.

Appena eletto al soglio nel 1492, papa Borgia approvò anche il decreto regale di espulsione degli Ebrei da tutti i territori dell’impero spagnolo e la confisca dei loro beni, pena la morte. Pochi anni dopo anche il Portogallo espulse i non convertiti. Molti Ebrei si convertirono allora per evitare l’espulsione. Non evitarono però altre persecuzioni. La stragrande maggioranza degli Ebrei spagnoli si disperse in altre zone del globo. Questa fu l’ultima grande espulsione di Ebrei dai paesi europei. Sommandosi a quelle precedenti, fece sì che l’Europa cristiana alla fine del XVI secolo avesse pochissimi Ebrei, la maggior parte dei quali raggruppati nei territori polacchi, dove furono bene accolti dai re Jagelloni, e nelle Fiandre. Molti trovarono la possibilità di sopravvivere nei territori dell’Impero Ottomano.

La caccia dell’Inquisizione al ‘marrano’ continuò per decenni. Dopo il 1530 si intensificò invece la caccia al ‘morisco’, il Musulmano convertito al cristianesimo e ritenuto ancora segretamente musulmano, finché nel 1606 si giunse anche all’espulsione di tutti i Musulmani.  Così la condanna teologica del giudaismo come ‘radice dell’albero del male’, tipica dell’alto Medio Evo, portò progressivamente all’esclusione dalla società, alla persecuzione e all’uccisione di centinaia di migliaia di persone in carne e ossa, considerati malvagi per ‘sangue’, per razza. La pericolosità per ‘razza’ permise ai Cristiani di schiavizzare e derubare gli Ebrei, anche convertiti, così come le popolazioni dei territori che si andavano via via scoprendo e conquistando fuori Europa. Il razzismo fu sempre la ‘giustificazione’ per ridurre altri in schiavitù.

Nel XVI secolo nella civilissima Italia rinascimentale si istituì la chiusura fisica obbligatoria degli Ebrei in un recinto chiuso, e si proibì il contatto fisico fra Cristiani ed Ebrei persino a scopo di cura medica. Nel 1516 venne creato il ghetto di Venezia su delibera del Senato della Repubblica, nel 1555 Papa Paolo IV istituì il ghetto a Roma.

Nel XVI secolo gli scontri teologici e giuridici fra sostenitori della Riforma e della Controriforma ridussero a zero la tolleranza verso qualunque visione religiosa non conforme al canone. Ma le tremende guerre fra Cristiani di diversa denominazione che ne derivarono, e che funestarono l’Europa per più di un secolo, portarono all’esaurirsi del fondamentalismo religioso nel corso del Seicento, ad una certa tolleranza, di cui beneficiarono anche gli Ebrei.

La paura e il disprezzo dell’Ebreo vennero però mantenuti vivi sia dai Protestanti sia dai Cattolici attraverso la liturgia, spettacolarizzata nelle rappresentazioni della Passione che si svolgevano sui sagrati delle chiese, con partecipazione di tutto il popolo. Gli Ebrei vi apparivano come sadici tormentatori di Gesù, assetati di sangue. Se le autorità locali lo permettevano, alla fine della rappresentazione gli Ebrei venivano presi a calci e cacciati dal paese. Celebri sono i Passionspiele a Obergammergau in Baviera, iniziati nel 1634, che nel secolo scorso divennero occasione di ritrovo degli antisemiti del mondo occidentale.

Tuttavia entro la metà del 1700 in Europa s’era sviluppata una visione laica della vita pubblica, e il concetto della parità di diritti di tutti gli uomini, che originarono nuove forme di governo e nuove leggi, a partire dalla rivoluzione americana e dalla rivoluzione francese. Nel 1806 Napoleone concesse agli Ebrei i pieni diritti di cittadinanza e libertà di culto. In Piemonte l’emancipazione fu concessa dallo Statuto Albertino nel 1848, nel Regno di Italia nel 1861.

Entro la fine dell’Ottocento gli Ebrei ottennero la piena cittadinanza anche in Germania, nell’Impero austro-ungarico, in Gran Bretagna, Olanda, Danimarca, Svezia, Finlandia. Rimasero discriminati e talora perseguitati nell’Impero russo e nell’Impero ottomano, dove vivevano in gran numero, fino ai primi decenni del nuovo secolo. La legge li discriminava anche in Spagna e Portogallo, ma lì non c’erano più comunità ebraiche. 

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