Iran e Corea del Nord, sorelle in armi

28/06/2017

Per quanto lontane geograficamente e con necessità geopolitiche diverse, Iran e Corea del Nord collaborano negli armamenti, incluse le armi nucleari, fin dai primi anni '80.

Nel lontano 1953 la Guerra di Corea finì con un armistizio, lasciando la Corea del Nord al mondo comunista e la Corea del Sud al mondo del libero mercato guidato dagli USA. Nello stesso anno gli USA e l’Inghilterra appoggiarono un colpo di stato in Iran contro il governo di Mossadegh, che aveva nazionalizzato il petrolio espropriando la Anglo-Iranian Oil Company e minacciava di allineare politicamente l’Iran con l’Unione Sovietica. Il colpo di stato riuscì, ma il risentimento popolare contro questa prepotenza covò sotto le ceneri per trent'anni, fino alla rivoluzione del 1979 contro lo Shah, che però portò al potere non i nazional-comunisti che avevano iniziato la rivoluzione, ma gli Ayatollah che volevano imporre un tipo di società ben diverso, come spesso avviene durante le rivoluzioni. 

Saddam Hussein, dittatore dell’Iraq, approfittò della condizione di scompiglio e disorganizzazione causato dalla rivoluzione per attaccare l’Iran, con il sostegno degli altri stati arabi sunniti, tradizionalmente rivali dell’Iran sciita. Ma l’Iran riuscì a resistere. Nel 1982 Saddam chiese l’armistizio, ma gli Iraniani passarono al contrattacco preparando l’invasione dell’Iraq. L’esercito di Saddam era stato armato dall’Unione Sovietica, ma a questo punto anche gli USA sostennero e armarono Saddam contro l’Iran degli Ayatollah, che invece non riusciva a ottenere armi né dai Sovietici né dall’Occidente. Iniziò allora la collaborazione con la Corea del Nord. Il regime coreano era giunto alla conclusione di non potersi fidare del sostegno militare russo già negli anni ’60 e sin dai primi anni ’70 aveva iniziato a creare armi proprie, smontando e rimontando le armi sovietiche per capirne l’ingegneria. Aveva anche acquistato dall’Egitto missili Scud-B per riuscire a produrne una copia. Infatti nel corso degli anni ’80 iniziò a produrne varianti proprie, con gittata di 300 e di 600 chilometri, e ne vendette 200 all’Iran in cambio di petrolio, con un baratto molto conveniente per entrambe le parti. Fin dal 1983 gli Iraniani avevano partecipato al finanziamento del progetto. 

Nel 1988 la guerra Iraq-Iran finì, ma la collaborazione fra Iran e Corea del Nord proseguì con lo sviluppo e l’acquisto di missili Nodong, di 1500 chilometri di gittata, che diedero all’Iran la possibilità di colpire tutto il Medio Oriente. Nel frattempo però gli Iraniani svilupparono la produzione in proprio e nel 1998 lanciarono il primo missile Shahab-3, copiato dal Nodong coreano. Oggi l’Iran sostiene di non acquistare missili dalla Corea, ma di produrli in proprio. I suoi Sejjil hanno una gittata di circa 2000 chilometri, sono stati ufficialmente testati nel 2011. Però si sa che l’Iran ha dei missili Masudan comperati dalla Corea nel 2010, forse anche in anni successivi, ma segretamente. Perché il segreto? Perché con la firma dell’accordo sul nucleare l’Iran non può più testare pubblicamente missili di lunga gittata, capaci di portare una testata nucleare. Infatti il difficile non è costruire un’arma nucleare (per riuscirci sia la Corea sia l’Iran acquistarono il know how dallo scienziato pakistano Abdul Qadeer Khan nel primo decennio del 2000), ma è riuscire a fissarla su di un missile che la porti con precisione sul bersaglio lontano, oltre oceano, la sganci e rientri alla base. Se l’Iran volesse proseguire il programma nucleare senza violare chiaramente gli accordi, potrebbe utilizzare la tecnica e i missili messi a punto dalla Corea del Nord, che compie apertamente i test. L’Iran, si dice, compie test in segreto: notizie di intelligence sostengono che ne ha compiuti due nel corso del 2016, pare proprio con i Masudan. Inoltre ci sono prove che scienziati iraniani abbiano assistito ai test in Corea nel 2013.

Sta davvero continuando la collaborazione fra i due paesi per costruire un’arma nucleare intercontinentale e il missile capace di lanciarla? Non lo sappiamo, possiamo soltanto ipotizzarlo. Né l’Iran né la Corea hanno interesse a far sapere se collaborano – ma i due paesi costituiscono il cosiddetto ’asse del male’ per alcuni settori dell’opinione politica e militare americana. L’Iran è troppo intrappolato nelle guerre locali in Medio Oriente per immaginare di rischiare una guerra aperta con gli Stati Uniti, ma se il Medio Oriente nei prossimi anni raggiungesse un assetto favorevole per l’Iran le cose potrebbero cambiare. Se la Corea del Nord prosegue la sfida, mette a punto i missili e la testata nucleare senza pagar nessuna conseguenza, l’Iran non sarà da meno. Gli Stati Uniti debbono operare una scelta molto difficile e rischiosa nei confronti della Corea del Nord: reagire o lasciar fare? Se non si riesce a fermare il programma nucleare coreano con l’intelligence e il sabotaggio, lasciar fare non pare un’opzione accettabile.

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