2025, guerra di Sicilia?

15/02/2021

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Siamo tutti in ansia per il futuro dell’economia e per la lentezza delle operazioni di vaccinazione contro il COVID. Oggi l’attenzione è tutta per i gestori degli impianti per lo sci, che non possono riaprire. L’economia legata al turismo e allo spettacolo è allo stremo. Un negozio su tre è a rischio di fallimento. Le scuole faticano a portare efficacemente la DAD a tutti gli studenti. Abbiamo motivo di essere allarmati per ciò che succede – o non succede – qui e adesso, ma pericoli ben più gravi si profilano all’orizzonte per noi Italiani dalle sponde del Mediterraneo, non dobbiamo dimenticarceli, non possiamo trascurarli.

Russi e Turchi si sono divisi la Libia, probabilmente in modo permanente. Entrambi mirano a posizionare basi che controllino la navigazione attraverso il Mediterraneo e condizionino fortemente l’economia e la politica sia dell’Africa sia dell’Europa. Agiscono in partenariato tattico per mettere in difficoltà gli Europei attaccando i loro interessi contemporaneamente, pronti a tornare rivali per stabilire la propria egemonia sul Mediterraneo dopo averla tolta all’Europa e in particolare all’Italia. La Grecia verrà attaccata successivamente, perché è la porta dei Balcani, cioè del corridoio di casa della Germania, e né i Turchi né i Russi vogliono allarmare la Germania in questa fase.

Il nostro Canale di Sicilia sarà presto pattugliato da navi turche e sottomarini russi, la nostra libertà di navigazione e la sicurezza delle nostre isole e dei nostri porti entro fine anno dipenderanno dalla buona volontà di Russi e Turchi nei nostri confronti, a meno che non ci sia una reazione forte da parte di tutta l’Unione Europea e/o da parte degli USA. Ma gli USA hanno come priorità assoluta l’Indo-pacifico; il Mediterraneo non ha più importanza strategica essenziale per l’America. L’Unione Europea è spazio economico dominato dagli interessi tedeschi, che mediano e tengono uniti gli interessi dell’Europa occidentale e quelli dell’Europa orientale. In quest’ottica il sud dell’Italia, così come il sud della Spagna e la Grecia, hanno scarso interesse per l’Unione Europea, perché fuori della sfera degli interessi tedeschi. La ormai probabile separazione della Catalogna dalla Spagna è già segno di questa tendenza alla fuga dal Mediterraneo degli interessi europei. I Catalani non vedono perché pagare le tasse per sostenere gli Spagnoli del sud, se la loro economia è ormai più legata a quella della Francia e della Germania che a quella dell’Andalusia.

Senza un’inversione di tendenza, fortemente sollecitata e pianificata dall’Italia con gli altri paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo, fra due o tre anni potremmo trovarci a combattere in Sicilia per contrastare sbarchi di uomini armati dalla Libia, mandati dai Turchi e dai Russi a conquistare scali marittimi per gli uni e per gli altri. Nell’arco del prossimo decennio l’Unione Europea potrebbe tornare ad avere la configurazione del Sacro Romano Impero alla morte di Carlo Magno, con il sud dell’Italia e il bacino del Mediterraneo largamente in mani altrui.

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Condivido in pieno! Ma i nostri politici sembrano non rendersi pienamente conto delle tendenze in atto e si continua a parlare di pace e a tentare mediazioni in una condizione di assoluta debolezza militare che ovviamente lasciano il tempo che trovano e risultano "risibili". Salvatore Esposito