Nuovi equilibri nella regione caucasica

12/07/2021

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Il recente conflitto fra Azerbaigian e Armenia per il Nagorno-Karabakh non è stato soltanto la vampata occasionale di violenza fra le due popolazioni, ma ha portato anche un cambiamento negli equilibri regionali. Per la prima volta dal dopoguerra nessun paese occidentale è intervenuto nella contesa, né nei negoziati per raggiungere la tregua; per la prima volta la posizione più forte l’ha assunta la Turchia. Russia, Turchia e Iran si sono trovati ad agire e a decidere insieme per impedire qualunque interferenza da parte di potenze esterne alla regione. Si è così formato un sestetto diplomatico, di cui fanno parte Georgia, Armenia, Azerbaigian, Turchia, Russia e Iran: soltanto paesi che fanno parte della regione.

Il sestetto si è formato su iniziativa del presidente turco, a fine dicembre 2020, ma la posizione turca è tutt’altro che imparziale: non soltanto la vittoria azera nella breve guerra è stata possibile grazie all’aperto aiuto militare turco, ma il 15 giugno 2021 Turchia e Azerbaigian hanno firmato a Shusha un impegno di reciproca assistenza, anche militare, in caso di attacco esterno a uno dei due partner. La dichiarazione di Shusha prevede anche la possibilità che la Turchia abbia una base militare permanente in Azerbaigian, ma la Russia ha dichiarato di essere pronta a opporsi a tale evenienza. La dichiarazione di Shusha impegna inoltre i due paesi a collaborare per la protezione di tutte le popolazioni di origine turca nella regione, fino all’Asia centrale (gli Azeri sono un’etnia turca).

È un altro tassello nella politica neo-ottomana del presidente Erdogan, che gli USA e la NATO non osteggiano affatto, perché vedono nella Turchia un attore regionale capace di tenere a bada le ambizioni di Russia e Iran. Nello svolgere questo ruolo la Turchia rafforza il proprio ruolo economico e culturale nella regione del Caspio e in Asia Centrale. Potrà farlo finché non metterà a repentaglio le posizioni russe nella stessa regione. È un gioco di sottili equilibri fra Russia e Turchia, con l’Iran a far da ago della bilancia.

Anche la Russia ha guadagnato qualchecosa nel recente conflitto: ora ha migliaia di propri peacekeepers presenti nel Nagorno-Karabakh. L’Iran non può evitare di essere coinvolto, perché persino le strade fra alcune città dell’Azerbaigian passano obbligatoriamente in territorio iraniano, data la geografia di quelle valli e l’impossibilità di attraversare il Nagorno-Karabakh. Inoltre la cooperazione economica fra Iran e Azerbaigian è molto stretta.

Russia, Iran e Azerbaigian temono che la regione possa essere destabilizzata da gruppi rivoluzionari religiosi o politici, perciò accettano il ruolo stabilizzatore della Turchia, che può prevenire interventi da altre regioni o da parte della NATO, come quelli avvenuti in passato in Siria o in Iraq.

A perdere su tutta la linea è stata soltanto l’Armenia. Ora le viene richiesto di accettare la costruzione di un corridoio stradale e ferroviario, forse anche dotato di oleodotto e gasdotto, da Baku a Nakhchivan, probabilmente sotto controllo delle truppe russe, attraverso il Nagorno-Karabakh. Si tratta del corridoio di Zangezur, che incentiverebbe gli scambi fra Azerbaigian, Russia e Turchia. 

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