Russia e Ucraina

26/11/2021

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La tensione nelle aree di frontiera fra Russia e Ucraina è altissima in questo novembre. La Russia ha raccolto truppe alla frontiera, gli analisti parlano di preparazioni per un’ulteriore invasione dell’Ucraina, che quasi certamente non ci sarà: le invasioni si fanno di sorpresa, non facendo sfoggio preventivo di forze alle frontiera. Ma la Russia continuerà a premere sull’Ucraina dalle regioni secessioniste, che nel 2014 si sono proclamate indipendenti con l’aiuto dei Russi, ma non sono riconosciute tali dalla comunità internazionale. Lo scopo è destabilizzare il governo di Kiev, in attesa di tornare a farne prima o poi un alleato fedele e sottomesso – come è oggi la Bielorussia. È l’eterna politica russa di gestione delle terre oltre le sue frontiere: il bastone alternato alla carota, per mantenere costantemente quei paesi in condizioni di debolezza, dunque bisognosi di protezione e incapaci di sferrare attacchi militari. 

Noi non riusciamo a capire la paura dei Russi – di tutti i Russi – che il loro territorio possa essere invaso. La Russia è stata invasa due volte dai Tedeschi nel XX secolo, una volta dai Francesi nel XIX secolo, una volta dagli Svedesi nel XVIII secolo. Sono state invasioni profonde, che ogni volta hanno causato milioni di morti e messo in pericolo la sopravvivenza stessa della Russia come stato indipendente. Non sono esperienze che una popolazione dimentica in fretta.

Alla caduta dell’Unione Sovietica Mosca non si aspettava che la NATO muovesse le sue truppe fino in Ucraina, in posizione tale da poter invadere la Russia in due giorni. Mosca sa bene che nessuno oggi ha intenzione di invadere la Russia, ma domani non si sa: la Germania ridotta alla fame e priva di armamenti di inizio anni ’30 lanciò la più devastante delle invasioni pochi anni dopo, nel 1941.

Occorre cautela nel trattare con la Russia, proprio perché i Russi hanno sempre paura che nelle regioni oltre le loro frontiere si possa preparare una futura trappola. I Russi potrebbero reagire in modo spropositato a mosse che a noi non paiono aggressive e pericolose, ma riguardano esclusivamente il diritto alla autodeterminazione dei popoli. 

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