I limiti dell’espansione geopolitica dell’Iran

06/01/2024

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La Repubblica Islamica ha sfruttato a lungo le debolezze croniche del mondo arabo, soprattutto nei confronti di Israele, e si è costruita un’ampia sfera di influenza in Medio Oriente. Nessun Paese della regione può contrastare seriamente l’Iran, ma Teheran pare aver raggiunto la sua massima possibilità di espansione egemonica, anche perché le politiche interne richiedono tutta l’attenzione del governo.

Il 31 dicembre 2023 le forze navali statunitensi hanno affondato tre navi d’attacco Houthi nel Mar Rosso. È un segnale: sino ad ora gli Houthi yemeniti che attaccato le navi commerciali hanno sempre agito nell’impunità, così come i gruppi armati che operano in Siria, Libano e Iraq. Dopo la guerra in Iraq e dopo la Primavera araba del 2011 gli USA non hanno più voluto intromettersi in Medio Oriente al di là di limitati interventi contro le imprese transnazionali jihadiste. L’Arabia Saudita, dopo aver tentato di sconfiggere gli Houthi in Yemen, sostenuti dall’Iran, ha preferito cercare di mettersi d’accordo e raggiungere un buon livello di convivenza, fino al ripristino delle relazioni diplomatiche lo scorso giugno.

L’Arabia saudita stava lavorando febbrilmente per normalizzare anche le relazioni con Israele – obiettivo che è stato silurato dall’attacco di Hamas del 7 ottobre. La strategia di Riyadh per contenere l’Iran consiste in una combinazione di supervisione degli Stati Uniti, ripristino dei legami con Teheran e creazione di relazioni diplomatiche con Israele.

Il problema principale dell’Arabia Saudita è che, mentre il campo sciita guidato dall’Iran è in gran parte coeso, il campo sunnita è profondamente frammentato. La Turchia, ad esempio, potrebbe costituire un buon contrappeso all’Iran, ma gli stati arabi non vogliono sconfiggere l’Iran per finire sotto l’egemonia dei Turchi.

Sebbene non esistano stati regionali in grado di affrontare in modo decisivo la Repubblica islamica, l’Iran non riuscirà a dominare la regione. È un Paese etnicamente persiano e fortemente nazionalista, che fa fatica a guadagnarsi la fiducia delle popolazioni arabe. Ha aggirato questo ostacolo sostenendo i gruppi sciiti al di fuori dei suoi confini fino al Mediterraneo orientale, oltre ad armare e addestrare gruppi jihadisti sunniti molto lontani dai cuoi confini, come Hamas. Ancora più significativo è il fatto che l’Iran si è posizionato come paladino della causa palestinese in un momento in cui gli stati arabi sembrano solidali con Israele. Anche Turchia e Qatar sostengono Hamas, ma soltanto come risposta alle azioni iraniane, per contrastare l’influenza dell’Iran.

La relativa stabilità delle monarchie arabe e la forza di Israele rendono molto difficile per l’Iran penetrare ulteriormente nella regione. Il massiccio regime di sanzioni cui è sottoposto è un altro ostacolo per ulteriori progressi esterni. Ora si aggiunge l’imminente transizione verso un nuovo leader supremo, in un momento in cui l’élite al potere è amaramente divisa e le molte e importanti minoranze etniche e religiose all’interno del Paese si mostrano insofferenti verso le politiche repressive degli Ayatollah.

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