Il denaro, la moneta, il mercato
Parte I

24/10/2014

Ogni giorno l’uomo deve fare i conti con la scarsità. Non soltanto scarsità di risorse come acqua e cibo, ma anche scarsità di forze, di tempo, di conoscenza, di capacità … È proprio la scarsità a spingere gli esseri umani alla cooperazione sociale e allo scambio. Nello scambio entrambe le parti perseguono un interesse e un progetto specifico, scelto fra i tanti che lo scambio rende possibili. Perciò lo scambio è alla base della libertà di realizzare progetti personali.

Nello scambio ideale ognuno cede qualche cosa di cui può fare a meno in cambio di qualche cosa che in quel momento è necessario per i suoi progetti. Entrambe le parti accrescono la propria soddisfazione. Perciò lo scambio è a somma positiva per entrambe le parti. È la base della crescita della società.

I tiranni nella storia hanno sempre limitato le possibilità di scambio fra i sudditi, per limitare la realizzazione di progetti personali. Così le persone lavorano soltanto per i progetti del tiranno, non per i propri.

Le tirannie moderne arrivarono addirittura a proibire la proprietà privata. Così poterono imporre lavori forzati a favore dello stato, per le grandi opere di trasformazione del territorio necessarie all’economia industriale.

Lo scambio tramite baratto presenta limitazioni e difficoltà, che vennero superate con l’invenzione del denaro, perché il denaro permette un numero illimitato di scambi diretti e indiretti, collega tutte le persone che lo usano, ed è la base della socialità economica.

Nella storia sono esistiti tanti tipi di denaro: conchiglie, tavolette di argilla, semi, sale, spezie, seta… Il denaro deve essere conosciuto e accettato da tutti negli scambi, non deve deperire nel tempo, deve essere facile da trasportare e suddivisibile in unità più piccole. Alcuni metalli posseggono queste caratteristiche, perciò sono stati utilizzati come denaro per molti secoli.

Il denaro è qualche cosa che accettiamo con fiducia tutti i giorni in cambio del nostro lavoro e dei nostri prodotti − e che gli altri accettano con fiducia in cambio dei loro prodotti e del loro lavoro. La fiducia è indispensabile per l’uso del denaro. Prima di tutto la fiducia che anche tutti gli altri riconoscano il valore di quel denaro, e che lo accettino in cambio di beni e servizi reali.

Se si perde la fiducia nel denaro, come avvenne in Germania negli anni ’20, si preferisce il baratto. Chi ha valori reali preferisce scambiarli con altri valori reali, non con denaro. Allora negozi e magazzini si svuotano. Chi ha denaro in tasca, non trovando nulla da comperare, patisce la fame. Successe pochi decenni fa in Europa, e portò alla caduta dell’Unione Sovietica.

Oltre ad essere il mezzo che rende facili gli scambi, il denaro svolge altre funzioni socialmente utili: è riserva di valore, perché può essere accantonato per essere utilizzato in futuro. Questo invoglia le persone a produrre più di quanto serva loro nell’immediato, perché la produzione in eccesso, scambiata con denaro, può essere risparmiata ed utilizzata più tardi.

È strumento di misura e di calcolo dei valori che le persone attribuiscono ai beni e ai servizi. Ad esempio diciamo che oggi a Torino un kg di pane costa − cioè ‘vale’ − circa €2,60, un biglietto dell’autobus €1,50 e un bicchiere di vino servito al ristorante €4.

Il denaro misura i valori, ma non ha valore in sé. Quanto vale il denaro per un naufrago che vive su un’isola deserta? Zero, perché non c’è nessuno con cui fare scambi! Il valore del denaro dipende da quello che le persone sono disposte a dare in cambio − cioè dal mercato. Stabilire che un chilo di couscous alle verdure costa 8 euro, tanto quanto un chilo di risotto alla siciliana, significa anche stabilire che 8 euro valgono tanto quanto un chilo di couscous, o un chilo di risotto alla siciliana.

 

Che cosa succede quando il mercato ha poco da scambiare, ma le persone hanno denaro da spendere?

Il panettiere vede cinque persone in fila e sa di avere soltanto tre pagnotte.

Di solito vende le pagnotte a 1 euro l’una, ma subito cambia idea e le mette in vendita a due euro. Mario protesta perché il prezzo è alto, ma prende la prima pagnotta. Gianna vorrebbe la seconda, ma Carlo, che è l’ultimo della fila, ha 3 euro e per timore di rimaner senza pane offre subito i suoi 3 euro. Allora Rita, temendo di rimanere a pancia vuota, offre subito i suoi 4 euro e si prende la seconda pagnotta.

Ora nessuno ha più i 4 euro per comperare l’ultima pagnotta. Il panettiere propone allora di dividerla in 3 parti, e ognuno prenderà un terzo di pagnotta per 2 euro. Ai tre non rimane che accettare. In pochi minuti il prezzo della pagnotta, già raddoppiato dal panettiere, è salito da 2 euro a 6 euro, mentre il valore di 6 euro è sceso da 3 pagnotte a 1 pagnotta, per iniziativa dei clienti.

È il meccanismo che provoca l’inflazione, cioè il gonfiarsi dei prezzi finché c’è denaro in circolazione. Avviene perché i beni sono scarsi, ma le persone hanno denaro da spendere e sono pronte a darlo, pur di avere quei beni. Più denaro c’è in circolazione, più aumentano i prezzi, meno vale il denaro.

L’inflazione, e specialmente l’iperinflazione, fa crollare il valore del denaro risparmiato, mandando in fumo i risparmi delle famiglie.

L’iperinflazione distrugge l’economia e porta danni gravi alle persone. Per quanto uno lavori, non riesce a risparmiare abbastanza per comperare ciò di cui ha bisogno, perché i prezzi continuano ad aumentare di giorno in giorno, di ora in ora.  Nessuno ha più fiducia nel denaro, perciò il denaro non ha più la funzione di riserva di valore. Chi può accumula merci invece che denaro. Chi vive di pensione o di stipendio trova sempre meno prodotti, finché non trova più niente e patisce la fame anche se ha denaro.

È accaduto più volte nella storia. In Zimbabwe pochi anni fa occorrevano pacchi di denaro anche soltanto per una bibita!

In Germania fra il gennaio del 1919 e il novembre del 1923 i prezzi aumentarono quasi 512 miliardi di volte! Il denaro valeva meno della carta straccia. I Tedeschi disperati accettarono le promesse di Hitler di salvare la Germania dalla rovina.

L’iperinflazione provoca nel tempo il crollo del sistema politico esistente, l’eliminazione della classe dirigente e la nascita di un sistema nuovo.

Mussolini nel 1922 fece bruciare pubblicamente sacchi di denaro, per dimostrare la sua determinazione nel combattere l’inflazione. L’iperinflazione accompagnò la fine della Rivoluzione Francese e la nascita dello stato napoleonico. Accompagnò la dissoluzione dei vecchi regimi in Ungheria e in Giappone dopo la fine della guerra, nel 1946. Accompagnò il crollo dell’Unione Sovietica nel 1989, il crollo della dittatura militare in Brasile negli anni ‘80.

 

Che differenza c’è fra denaro e moneta?

Denaro è qualunque mezzo di scambio accettato sul mercato in un determinato periodo storico, di qualunque tipo e di qualunque origine. Negli anni ‘70 in Italia a causa dell’inflazione galoppante la zecca non produceva abbastanza monete, perciò gli Italiani usavano come denaro i gettoni telefonici o mini assegni circolari emessi da privati.

Gli economisti chiamano ‘moneta’ il denaro stampato e garantito dallo stato. Se lo stato obbliga i cittadini ad accettarlo per legge, la moneta si definisce ‘a corso legale’ . Gli economisti parlano anche di ‘denaro fiat’, perché il termine ‘moneta’ indica più esattamente un conio di metallo. Gli stati producono e impongono legalmente soprattutto moneta di carta; perciò il termine ‘moneta’ nell’uso comune comprende anche ‘il denaro fiat’ di carta.

Ma nella storia le monete sono state per millenni pezzi di metallo, per lo più oro o argento, di cui il monarca, o altra autorità dello stato, garantiva la purezza e il peso, stampando su ogni pezzo la propria immagine o un simbolo, cioè ‘coniandolo’. I mercanti le usavano con fiducia tanto maggiore quanto maggiore era il potere dell’autorità che produceva il conio, e tanto più vasto era il territorio in cui potevano essere usate.

Re e signori imponevano il ‘diritto di signoraggio’ sulle monete che coniavano. Diminuivano il peso del metallo nobile aggiungendo metalli vili, o diminuivano semplicemente il peso della moneta in assoluto. Con l’oro o l’argento così sottratto pagavano i guerrieri, comperavano armi, costruivano palazzi. Se il loro potere era forte, se controllavano bene il territorio garantendo l’ordine e la sicurezza dei trasporti, questo diritto di signoraggio, che equivaleva a una tassa sulle attività economiche, veniva accettato di buon grado, perché in cambio della tassa il governante forniva sicurezza.

Fra il 500 e il 300 avanti Cristo la moneta più usata fu il tetradracma d’argento, che venne coniato da vari stati e da vari monarchi.

Il governo democratico di Atene rispettò più di altri governi il peso delle monete, che fu di circa 17 grammi, mentre altri ne usavano anche meno di 16. Atene acquistò la fiducia dei mercanti di tutto il bacino del Mediterraneo, ben al di fuori del proprio territorio, anche grazie a questa onestà, perché tutti i mercanti sceglievano il tetradracma ateniese per commerciare − così come oggi il commercio internazionale sceglie di usare il dollaro americano. Così Atene esercitò un’egemonia commerciale e culturale ampia, pur controllando soltanto piccole porzioni di territorio.

Re e imperatori spesso ricorsero a tassi di signoraggio crescenti per puntellare il loro potere in crisi, assoldando più guerrieri, più burocrati e più cortigiani. Nei 187 anni fra il 64 e il 251 gli imperatori romani ridussero di ben 6 volte il peso in argento del ‘denarius’, la moneta più diffusa, portandolo da 3,65 grammi sotto Adriano a 0.6 grammi sotto Treboniano Gallo. Nel frattempo il controllo dell’imperatore sul territorio si indeboliva, le ribellioni locali aumentavano, l’insicurezza era diffusa. Il commercio languiva, l’economia si contraeva per l’insicurezza.  La moneta perse valore, ci fu grande inflazione.  L’impero romano si frammentò, l’economia crollò. In alcune regioni ci fu addirittura un ritorno al baratto. Seguirono secoli di faticosa ricostruzione di nuove istituzioni politiche e sociali nell’alto Medioevo.

All’inizio del II millennio le innovazioni tecnologiche e la ricostruzione delle istituzioni politiche in Europa permisero l’avvio di un periodo di nuova espansione economica. Le monete coniate dai vari signori erano in competizione sui mercati che si stavano riaprendo: presto la Via della Seta e la Via delle Spezie sarebbero diventate le arterie commerciali del mondo.

I mercanti usavano monete in oro e argento, cercando le più largamente conosciute e usate. Ma nessun signore era tanto potente da garantire sicurezza e da imporre la propria moneta su tutto il percorso. Divenne più importante la FIDUCIA di cui godevano i singoli mercanti, rispetto alla FIDUCIA nel signore che coniava monete.

E il rischio di furti e rapine lungo la via faceva del commercio un’attività difficile e pericolosa, anche se affascinante e lucrativa.

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