Il mondo sefardita attraverso l’Europa
di Shai Cohen

26/03/2021

Riepilogo dei punti trattati da Shai Cohen nella sua lezione del 17 marzo 2021, che potete vedere nel video in testata (in inglese).

Benché si dica che gli Ebrei raggiunsero le sponde della Spagna insieme ai Fenici, la prima testimonianza certa della presenza di una comunità ebraica in Spagna è una lapide funeraria di circa 1800 anni fa.

Sotto i Romani almeno in parte gli Ebrei erano cittadini e potevano vivere liberamente nell’Impero. La collaborazione con i governanti della penisola iberica continuò anche sotto i Visigoti, ma divenne più difficile quando i Visigoti si convertirono al Cristianesimo e pretesero che altrettanto facessero gli Ebrei.

La conquista islamica fu agevole, perché la Spagna del tardo VII secolo era travagliata da instabilità politica, difficoltà economiche e subbuglio sociale. I Cristiani avrebbero poi accusato gli Ebrei di averla favorita, di aver aperto agli Arabi le porte dell’Andalusia. La collaborazione fra Ebrei e Arabi in Spagna, così come quella fra Ebrei e Cristiani, fu positiva sia sul piano economico che su quello culturale. Gli Ebrei in quanto ‘popolo del libro’ erano protetti, ma dovevano pagare la tassa imposta ai dhimmi e dovevano mantenere un basso profilo, dimostrarsi umili di fronte ai signori islamici.

La Riconquista cristiana iniziò dal nord nell’XI secolo, progredì lentamente verso sud e terminò nel 1492 con la caduta di Granada.

Nei secoli VIII-XV fiorì una grande cultura nella penisola iberica, di cui gli Ebrei furono in larga parte protagonisti. Vi fiorì anche una delle prime letterature europee. Gli Ebrei adottarono per la poesia la metrica araba, studiarono, tradussero o trascrissero testi sia latini sia greci sia arabi, usando l’alfabeto ebraico (che è anche quello dell’aramaico). Ebraico, aramaico e arabo fanno parte della stessa famiglia linguistica, il che rese più facile l’interazione culturale fra Arabi ed Ebrei. La cultura ebraica nel nord, sotto i re cristiani, fu più realistica, trattò soprattutto argomenti pratici. Nel sud, sotto il dominio arabo, fu più astratta, più influenzata dalla poesia classica araba.

La comunità ebraica si manteneva soprattutto con il commercio, si concentrava nelle regioni che si affacciano al mare, là dove sorgevano i grandi porti da cui partivano e arrivavano le navi ‘per le due Indie’, cioè per l’Oceano indiano e per le Americhe. Altri importanti insediamenti ebraici si trovavano lungo i fiumi, che allora erano l’equivalente delle autostrade oggi, erano cioè cruciali per il commercio.

I nomi degli Ebrei che svolsero un grande ruolo nella cultura di quei secoli sono celebri anche oggi, da Abulafia a Maimonide. Nel documento allegato in calce è presentato un breve elenco dei personaggi più celebri.

Oggi nulla è rimasto in Spagna di quelle grandi e celebri comunità e della loro cultura. Dopo la conversione forzata, l’espulsione, le persecuzioni dell’Inquisizione contro i conversos (vedasi il breve vocabolario dei termini essenziali nel documento in calce), alcuni discendenti di quelle famiglie ebraiche furono richiamati in Spagna nel XVIII secolo in quanto banchieri o finanziatori, per salvare con i loro contributi lo stato dalla bancarotta, ma vi si stabilirono come conversos, cioè cristiani, ed entrarono a far parte dell’aristocrazia spagnola.

Gli Ebrei che furono costretti a lasciare la Spagna a partire dal 1492 andarono in parte nel Magreb, in parte nelle Americhe, ma la maggior parte andò in Portogallo, dove il re li accolse, ma dopo circa un decennio li obbligò a convertirsi o morire. In Portogallo i conversos furono comunque protetti per 30 anni dall’Inquisizione. L’Inquisizione infatti perseguitava i nuovi cristiani accusandoli di praticare ancora riti della tradizione ebraica e di non essere cristiani di fede sincera. In Portogallo gli Ebrei continuarono i commerci internazionali. Venivano chiamati ‘la nazione portoghese’, il che significava che erano ebrei convertiti a forza in Portogallo, ma in quanto ‘nuovi cristiani’ non sottoposti alla giurisdizione dell’Inquisizione. Avevano così molta più libertà di movimento, potevano stabilirsi lungo le coste o lungo i fiumi di altri paesi europei e nelle Americhe senza dover temere improvvise catture, processi, roghi.

La nazione portoghese ebbe una lunga e gloriosa storia. Man mano che l’Inquisizione avanzava prima in Portogallo, poi anche nelle Americhe, le comunità migravano alla ricerca di nuove occasioni di residenza sicura, dove fosse loro possibile svolgere attività economiche. Il luogo in cui si raccolsero più numerosi, grazie a un accordo che permise loro di vivere come cittadini a pieno titolo pur tornando a praticare l’ebraismo e costruire sinagoghe, fu Amsterdam. La comunità ebraica di Amsterdam, composta soprattutto di appartenenti alla ‘nazione portoghese’, ebbe uno sviluppo economico e culturale molto importante. Il massimo esponente culturale di quella stagione dell’ebraismo sefardita ad Amsterdam fu Spinoza. Da Amsterdam i sefarditi si diffusero in altre regioni d’Europa (incluse Livorno e Venezia in Italia), spesso ritrovandovi altre comunità ebraiche di più antica migrazione.

Gli Ebrei sefarditi, sia spagnoli sia portoghesi, hanno a lungo sofferto il dramma della molteplice identità: convertiti, tornati all’ebraismo o rimasti cristiani, sempre a cavallo fra più mondi, poliglotti, spesso non riconosciuti come appartenenti né alla comunità ebraica né al mondo cristiano circostante, talora seppero fare di questa condizione uno strumento di successo, altre volte ne derivarono una profonda sofferenza. Ne è caso esemplare il suicidio di Uriel da Costa ad Amsterdam. Uno degli elementi identitari più forti delle comunità sefardite è la lingua, quel ladino ancora oggi parlato nelle residue piccole comunità ebraiche di Bulgaria e Grecia. È lo spagnolo dell’alto Medioevo mescolato a termini ebraici, aramaici, arabi.

 

 

 

Bibliografia

Paloma Díaz-Mas, Los sefardíes: Historia, lengua y cultura, Riopiedras, Barcelona 1998

Paloma Díaz-Mas, María Sánchez Pérez, Los sefardíes ante los retos del mundo contemporáneo. Identidad y mentalidades, CSIC, Madrid 2010

Yosef Kaplan, Judíos nuevos en Amsterdam. Estudios sobre la historia social e intelectual del judaísmo sefardí del siglo XVII, Gedisa, Barcelona 1996

Dolores Sloan, The Sephardic Jews of Spain and Portugal: survival of an imperiled culture in the fifteenth and sixteenth centuries, McFarland & Co., Jefferson, North Carolina 2009

 

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