L’indispensabile ruolo del Giappone nel contenimento della Cina

21/12/2021

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Il Giappone è il paese attorno cui può crescere una coalizione di paesi del sud est asiatico che faccia da contraltare alla crescente egemonia cinese. Il processo è già in atto.

A differenza degli USA, il Giappone ha un interesse vitale nella stabilità della regione perché vi appartiene, perciò punta a creare alleanze stabili, all’interno di una strategia costante. Fa questo innanzitutto offrendo ai paesi della regione un’alternativa economica che li rende meno dipendenti dall’economia cinese, dunque anche capaci di opporsi alle richieste politiche cinesi. 

Per tutti i paesi della regione è d’importanza vitale l’apertura del Mar Cinese meridionale (e dei canali di accesso a questo mare) al transito e all’attracco di tutte le navi mercantili. Il rapidissimo sviluppo militare permetterà alla Cina di dominare completamente il mar Cinese meridionale nell’arco di pochi anni. Nessuna economia regionale potrebbe continuare a prosperare senza la sicurezza del mare, tanto meno quella giapponese, visto che dipende interamente dall’import e dall’export, essendo priva di risorse domestiche sufficienti a sostenere in vita la popolazione. Il pericolo maggiore per il Giappone e per gli altri stati della regione è che la Cina blocchi la navigazione nelle acque attorno alle sue coste; però anche la Cina teme che altre potenze blocchino l’accesso al suo mare. È una situazione che potrebbe portare alla creazione di un blocco di paesi satelliti della Cina, per gestire insieme i commerci e coordinare le attività economiche. In tale blocco ci sarebbe ovviamente poco spazio di manovra per i paesi piccoli. La Cina dominerebbe per l’enorme superiorità numerica della sua popolazione, per la vastità del territorio, per soverchia potenza economica e militare. E imporrebbe i suoi interessi in modo più o meno benevolo.

L’alternativa è una coalizione dei paesi minori, guidata dal Giappone, che di quei paesi è il più sviluppato, ha più rapporti internazionali, ha l’economia più competitiva, e ha anche accesso diretto all’Oceano Pacifico, al di fuori del controllo cinese.

Nonostante l’avanzata cinese, il Giappone è ancora di gran lunga il principale investitore estero, sia con investimenti privati che con programmi di stato, nella maggior parte dei paesi del sud est asiatico, dalla Malesia al Vietnam, dalla Tailandia all’Indonesia, dalle Filippine a Singapore. Ed è stato il Giappone a tener viva e a continuare a costruire la Trans- Pacific partnership dopo che gli USA di Donald Trump l’abbandonarono.

Negli ultimi cinque anni il Giappone ha firmato accordi di collaborazione per la sicurezza con il Vietnam, la Malesia, l’Indonesia e le Filippine. Il cuore di ogni accordo è la gestione della sicurezza delle coste, con forniture di vascelli e attrezzature di sorveglianza, addestramenti ed esercitazioni congiunti. Le popolazioni di questi paesi hanno una visione positiva del Giappone, soltanto la Corea del Sud continua ad averne una visione negativa, dopo le invasioni e le sofferenze del secolo scorso. Le altre popolazioni considerano molto più pericolosa la Cina del Giappone, a giudicare dalle indagini statistiche.

Dal punto di vista militare però le forze di sicurezza giapponesi hanno bisogno di lavorare con il pieno sostegno delle forze degli USA. Sono ancora tutt’altro che autonome, per raggiungere l’autonomia logistica e operativa occorrerebbero enormi investimenti e una ventina di anni. In alternativa, il Giappone potrebbe ricorrere all’aiuto dell’India e dell’Australia, che potrebbero sostenerlo con rifornimenti di tutto ciò che è necessario, incluse le armi, a patto che i collegamenti marittimi fossero mantenuti aperti.

Il Giappone non concentrerà tutte le sue risorse per armarsi contro la Cina, perché non pensa che la Cina lo attaccherà davvero in un futuro prevedibile. Altrettanto pensano gli altri paesi, che però si coalizzano attorno al Giappone per avere più potere contrattuale nei confronti del colosso cinese. Non si va dunque verso la guerra, ma si procede al riallineamento e rafforzamento delle alleanze e dei sistemi di difesa regionali, ora che il Giappone, dopo molti decenni di disarmo totale, è tornato ad avere sistemi e strutture di difesa propri.

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