Il pluralismo culturale
e l’incognita europea

03/07/2014

Nell’intervista che proponiamo, il Professore Emerito all’Università di Princeton Michael Walzer spiega perché l’ostilità verso l’immigrazione sia un fenomeno molto più europeo che americano. Le radici di questa differenza vanno ricercate nella storia degli Stati Uniti, che non ha visto la creazione di uno stato esclusivamente angloamericano, quanto piuttosto la formazione di una nazione fatta di tante nazionalità diverse. Le riflessioni di Walzer, che individua nel modello congregazionale americano la chiave dell’integrazione religiosa e sociale, aprono la strada a una serie di domande sul presente e sul futuro dell’Europa.

Può la formula del pluralismo culturale e religioso, che ha avuto successo negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, e in misura minore in Sudamerica, aver successo in altri paesi? È molto difficile dove è già presente una grande popolazione che considera la terra ‘sua’ per diritto naturale, o per diritto divino, o semplicemente perché coltivata per secoli dai propri avi. In Canada, Stati Uniti e Australia le popolazioni aborigene erano scarse e deboli, ma lottarono accanitamente per la ‘loro’ terra. Furono decimate e sconfitte, lasciando ai gruppi immigrati una terra quasi vuota, sufficientemente ampia e ricca di risorse per offrire possibilità di sviluppo a milioni di immigrati di etnia e di religione diversa, che dovettero cooperare per sviluppare infrastrutture ed economia nell’interesse di tutti, e che non potevano vantare secolari o millenari diritti di proprietà sul territorio per cacciare gli altri.       

L’Unione Europea sorse con l’intento di superare i nazionalismi attraverso la cooperazione economica, e finché l’economia crebbe l’Europa sembrava un insieme di popolazioni tolleranti e pacifiche, che non avevano difficoltà a integrarsi. Ma la crisi economica ha visto lo svilupparsi improvviso di partiti nazionalisti e xenofobi molto simili a quelli degli anni ’20 e ’30, e ha visto gli egoismi economici dei diversi popoli riemergere fortissimi. L’Europa è messa alla prova, ora. Se riusciremo a superare i nazionalismi e a creare rapidamente gli Stati Uniti d’Europa politicamente ed economicamente integrati, daremo al mondo intero un nuovo modello di società, potenzialmente applicabile ovunque. Altrimenti il sogno del superamento dei nazionalismi e dei settarismi religiosi rimarrà un’utopia per generazioni e generazioni, che continueranno a sbranarsi periodicamente in guerra.

Il nazionalismo settario − che nell’islam assume vesti religiose, come succedeva anche in Europa fino alla fine del 1600 – è vivo e vegeto in tutta l’Eurasia. Mascherato e soffocato dalle ideologie universalistiche della Guerra Fredda, oggi è di nuovo in azione. 

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