Città e nazioni

23/11/2016

di Jacob L. Shapiro (Geopolitical Futures, 17 novembre)

 

Le recenti votazioni negli Stati Uniti e in Gran Bretagna indicano che il nazionalismo sta prendendo nuove forme.

Oggi diamo per scontata la straordinarietà delle nazioni moderne. In paesi come gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia e la Russia vivono una moltitudine di individui diversi, per lo più non molto interessati alla politica estera. Però, come osserva Hans Morgenthau, questi individui tendono a percepire la potenza e le politiche dei loro stati come proprie, e il loro nazionalismo aggressivo è spesso il risultato di uno stress economico o politico.

Ecco il grande paradosso del nazionalismo: nei secoli XIX e XX ha soppiantato il tribalismo, la religione e la monarchia come principio organizzatore dell'ordine internazionale, ed è il collante che unisce nello stato gruppi diversi di individui. Ma il nazionalismo definisce anche chi non è parte della nazione, cosa che può minare la solidità delle società e delle istituzioni internazionali più ampie.

Oggi il nazionalismo nelle aree urbane ha fonti diverse rispetto alle aree suburbane e rurali. La spaccatura urbano-rurale non è nuova, ma è diventata più pronunciata proprio col rifiorire del nazionalismo. Quando la popolazione in Gran Bretagna ha votato sull'opportunità di rimanere nell'Unione Europea, Galles e Inghilterra hanno optato per l’uscita, mentre Scozia, Irlanda del Nord e la città di Londra hanno votato per rimanere nell’Unione. Il risultato del referendum di Londra è il più eclatante. Scozia e Irlanda del Nord sono state indipendenti in vari momenti della storia, ma Londra è da quasi un millennio la capitale di quella che è oggi l'Inghilterra. Fra i Londinesi il 60% ha votato per rimanere nella UE, ma la maggioranza degli elettori inglesi ha voluto uscirne. Alcuni hanno insinuato (scherzando) che, proprio come hanno fatto la Scozia e l'Irlanda del Nord, Londra dovrebbe valutare se rimanere all'interno dell'UE e lasciarsi alle spalle il resto dell'Inghilterra.

I risultati delle recenti elezioni presidenziali americane sono ancora più impressionanti. Donald Trump è spesso descritto come un candidato nazionalista e per molti versi l'etichetta gli si addice. Il suo slogan, "Rendiamo di nuovo grande l'America" per lui significa sbarazzarsi di coloro che non sono americani (i clandestini) e istituire politiche dure come l’abrogazione del NAFTA e l’aumento dei dazi, a vantaggio del lavoratore americano ma non dell'economia globale. La reazione degli Americani alla campagna di Trump ha rivelato un netto divario urbano-rurale, di cui la città di New York è esempio particolarmente saliente. Hillary Clinton ha vinto cinque quartieri di New York City con un margine di 81 a 19. Togliendo i voti di quei cinque distretti, la Clinton non avrebbe nemmeno conquistato lo stato di New York. Non è un caso che New York sia diventata l'epicentro delle proteste anti-Trump: i Newyorkesi non riescono a credere di vivere in un paese in cui Trump può vincere le elezioni presidenziali.

Londra e New York sono argomenti di studio interessanti di come le città possano essere diverse dal resto del paese. A Londra, per esempio, lo stipendio medio di un residente nel 2015 era quasi il doppio di quello del resto della popolazione – 48.023 sterline contro 27.531. Naturalmente ciò è dovuto in parte al maggior costo della vita, ma occorre prendere in considerazione tutti gli altri aspetti in cui Londra si differenzia dalle contee vicine. Secondo un rapporto della società di consulenza McKinsey, il PIL di Londra è cresciuto il 27% più velocemente rispetto a quello della Gran Bretagna intera. Secondo l’ultimo censimento del 2011, il 37% dei residenti di Londra non sono nati nel Regno Unito. Nel resto del Regno Unito, la cifra è solo il 9%. La popolazione di Londra è sette volte maggiore di qualsiasi altra città britannica e rappresenta quasi il 15% della popolazione totale della Gran Bretagna.

Nella città di New York e negli Stati Uniti il divario è altrettanto evidente. Secondo il Census Bureau americano, il reddito medio negli Stati Uniti nel 2014 era di 51.939 dollari. A Manhattan, quartiere di New York, era 69.569 dollari e nella vicina contea di Westchester, dove i Clinton hanno una casa e che fa virtualmente parte della città di New York, era 81.946 dollari. La popolazione della città di New York è anche sproporzionatamente grande, il doppio di quella di qualsiasi altra grande città degli Stati Uniti. Secondo il Dipartimento di Urbanistica di New York, nel 2011 il 37% dei newyorkesi erano nati all'estero. Questo è in netto contrasto con uno stato, ad esempio, come lo Iowa, che votò per Barack Obama nel 2006 e nel 2012, ma passò a Trump nel 2016. Uno studio pubblicato nel 2014 dalla Iowa State University ha utilizzato i dati provenienti da tre diversi periodi di tempo da 99 città dello Iowa per comporre un'immagine composita della tipica cittadina dello Iowa. La popolazione di questa città immaginaria nel 2013 era di 1.977 persone, il 92% delle quali erano bianchi di origine europea.

Le esigenze degli abitanti delle città sono sempre state diverse da quelle di chi vive nelle zone rurali, così come gli interessi delle persone che vivono sulla costa differiscono da quelli delle persone dell’interno. Ma, insieme al nazionalismo e al divario urbano-rurale, vi è un incremento dell’interconnessione tra megalopoli, i cui cittadini hanno più caratteristiche in comune tra loro che non con gli altri abitanti dello stesso paese. Grazie ai progressi della tecnologia e delle comunicazioni, gli abitanti delle città possono dialogare liberamente e viaggiare per visitare i loro omologhi urbani in altri paesi più facilmente che in qualsiasi altro momento della storia umana. Gli abitanti delle grandi città considerano “provinciali” i valori dei loro compaesani – perché basati sul nazionalismo di stato, dato il loro maggiore isolamento e la maggiore dipendenza dallo stato rispetto agli abitanti urbani. Gli abitanti delle grandi città a volte preferiscono i valori che condividono con persone che vivono in altre grandi città  anche se sono cittadini di un paese diverso.

I Londinesi che sostengono di voler restare in Europa anche dopo la Brexit e i Newyorkesi che continuano la protesta davanti alla Trump Tower con cori di "non è il mio presidente" esprimono una sorta di solidarietà metropolitana. Non vuol dire che Londra e New York siano in procinto di separarsi dai loro rispettivi paesi e diventare città-stato indipendenti; la situazione non è così terribile. Ma le città stanno sviluppando la loro forma di nazionalismo intorno a valori urbani condivisi, mentre il nazionalismo basato sullo stato-nazione sopravvive nelle aree rurali. Il Newyorkese medio non vede com’è importante e seducente la promessa di Trump di ristabilire la grandezza dell'America per qualcuno che vive nella Rust Belt o nel sud rurale, dove i posti di lavoro stanno scomparendo, i tempi sono duri e l'America sembra più debole che mai. Il Londinese medio non vede quanto sia importante la sovranità del Regno Unito per il cittadino britannico medio, che non si preoccupa di poter viaggiare senza passaporto perché tanto non può permettersi una vacanza in Italia.

Le persone che vivono in città cominciano a sentirsi scollegate dal corpo politico, così come il corpo politico lo è dalle élite politiche e finanziarie. Nelle città, che sono variegate e spesso accolgono molti immigrati, il nazionalismo non si esprime con giuramenti di fedeltà allo Stato, ma piuttosto con un ritorno alle altre identità nazionali che gli immigrati si portano dentro. Si sentono meno americani ma più ebrei, messicani, neri, dominicani o di qualsiasi altra identità sia importante nella loro vita individuale. Si sentono meno britannici ma più scozzesi, irlandesi, dell'Ulster o addirittura europei, qualunque cosa questo significhi. Altri ancora si vedono come parte di una comunità globale, uniti più da un particolare insieme di valori che dalla fedeltà al loro paese, e traggono conforto nel sapere che la loro visione del mondo è condivisa da coloro che vivono in altre città. Tutte queste reazioni sono anch’esse forme di nazionalismo, sebbene molti nelle città non se ne rendono conto poiché pensano al nazionalismo come a quella reazione viscerale e talora illiberale che hanno gli "altri". Ma non c'è modo di fuggire il nazionalismo in tempi incerti come questi e, quando i sentimenti nazionalisti aumentano, uniscono le persone da un lato e le dividono dall’altro.

Oggi il nazionalismo nelle aree urbane ha fonti diverse rispetto alle aree suburbane e rurali. Le città stanno sviluppando la loro forma di nazionalismo intorno a valori urbani condivisi, mentre il nazionalismo basato sullo stato-nazione sopravvive nelle aree rurali. Le persone che vivono in città cominciano a sentirsi scollegate dal corpo politico, così come il corpo politico lo è dalle élite politiche e finanziarie.

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