Il sistema finanziario europeo
e il ruolo della Germania

27/04/2010

Dopo 10 anni di credito abbondante a basso costo, le banche europee – così come quelle americane – si ritrovano piene di garanzie ipotecarie di dubbio valore (toxic assets). Ora l’insieme di nuovi provvedimenti restrittivi e nuove regole, più il negativo andamento demografico europeo di lungo periodo, rende impossibile alle banche un recupero di solidità tramite la crescita.     

Pur avendo un’unica politica monetaria, i paesi dell’eurozona hanno 17 diversi sistemi finanziari. La BCE non ha potere sul sistema bancario dei singoli paesi.  

A differenza degli USA, in Europa il sistema finanziario è strettamente legato al sistema politico nazionale. Le nazioni europee si sono sviluppate parallelamente al proprio sistema finanziario, quasi in simbiosi, e gli storici legami fra governi, banche e aziende private sopravvivono ancora.

Il sistema finanziario è il cuore dell’economia. Come il corpo ha bisogno di ossigeno, così l’economia ha bisogno di credito. Il settore finanziario ha il compito di ‘pompare’ credito attraverso le sue varie ‘arterie’, dalle banche alle aziende, alle famiglie e ai singoli individui. Il buon funzionamento del settore finanziario è fondamentale per il buon funzionamento dell’economia.

Il ‘battito’ del sistema finanziario è il mercato interbancario. Le banche non sempre hanno a disposizione il denaro di cui necessitano: quanto si trovano a corto di liquidità, possono ricorrere al prestito fra banche  a un tasso di interesse – l’interesse interbancario, appunto – che varia a seconda della  durata del prestito. Le banche possono anche cercare denaro sul mercato dei capitali, a tassi influenzati a loro volta dal tasso interbancario. Il volume ed il costo della liquidità sul mercato finanziario condiziona l’espansione del credito, che a sua volta condiziona la crescita economica e l’inflazione. Per questo le banche centrali seguono con molta attenzione il mercato della liquidità.

La banca centrale controlla l’espansione del credito influenzando il costo e il volume della liquidità sul mercato all’ingrosso. 

Quando una banca concede un prestito a un cliente aumenta anche la quantità di denaro nel sistema finanziario perché  quel prestito è calcolato come attivo due volte: sia in qualche conto di deposito (di chi riceve il prestito) sia sotto forma di credito nel bilancio della banca che lo ha imprestato. Le banche o gli istituti di credito sono dunque ‘moltiplicatori di denaro’. Se chiedono troppi prestiti all’ingrosso o sul mercato interbancario, possono far crescere troppo velocemente il credito al dettaglio e la base monetaria nello stato. Per mantenere il controllo sull’espansione del credito le banche centrali obbligano le altre banche a depositare una parte del loro capitale di riserva presso la banca centrale. Quest’obbligo di deposito di parte delle riserve crea necessariamente una mancanza di liquidità nel sistema bancario, che è obbligato a ricorrere a prestiti. La banca centrale dello stato, che è il prestatore di ultima istanza per qualunque operazione nella valuta di quello stato, influenza il mercato interbancario variando il volume ed il tasso dei prestiti che concede alla banche (attingendo alle riserve comuni o stampando altro denaro). Le banche centrali determinano il tasso interbancario overnight (O/N, fino al giorno seguente), che poi condiziona tutti i tassi a medio e lungo termine. Così facendo, determinano le variazioni di ritmo nella crescita dell’economia: tassi più alti producono un rallentamento, tassi più bassi producono una accelerazione.

La crisi finanziaria del 2008 e la risposta della BCE.

Con l’intensificarsi della crisi finanziaria alla fine del 2008 le banche si spaventarono e smisero di erogare prestiti, anche sul mercato interbancario: il meccanismo si fermò e la BCE perse il controllo dell’economia. Per evitare il collasso del sistema finanziario – e del sistema economico – la BCE prese una serie di misure straordinarie concedendo alle banche prestiti illimitati (su garanzia) al tasso fisso dell’1% per un anno. Cosa del tutto anomala, perché l’offerta all’asta di liquidità della BCE è sempre per volumi limitati e con scadenze di una settimana e di tre mesi.

A questo punto la liquidità sul mercato non era più determinata dalla BCE, ma dalle richieste delle banche, che chiesero alla banca centrale tutta la liquidità necessaria alla loro sopravvivenza. La quantità di denaro crebbe tanto da portare a quasi zero i tassi overnight. L’eccesso di liquidità fece sì che i capitali non trovassero più impieghi a tassi superiori allo 0,25 %, cioè al tasso attivo pagato dalla BCE sui depositi. La BCE perse il controllo dell’economia: per riprenderlo occorreva tornare ad avere il controllo dei tassi O/N, per far questo occorreva ridurre i volumi del credito, ma per tutto il 2009 e 2010 prevalse il timore che una riduzione del credito ammazzasse del tutto l’economia.

La politica della BCE diede nuova linfa al sistema finanziario e aiutò i governi e le aziende in difficoltà a rifinanziare il debito innescando un circolo virtuoso: le banche sottoscrivevano titoli di stato o obbligazioni da dare in garanzia alla BCE per avere altra liquidità con cui comperare altre obbligazioni…lucrando sul differenziale (molto alto) fra i tassi passivi e quelli attivi – una pratica che divenne nota come ‘ECB carry trade’. 

Questa politica è andata avanti per oltre un anno, ma nell’ultimo periodo la BCE ha iniziato ad avvisare le banche che questa politica non sarebbe durata ancora a lungo, soprattutto perché la ripresa tedesca stava trascinando l’inflazione verso l’alto.

Ma come fare per sganciare le banche dal credito della BCE? La genialità dell’operazione consiste nel fatto che il tasso d’ interesse della BCE era 1% su base annua, indipendentemente dalla durata del prestito, mentre il tasso interbancario a breve termine era inferiore, dato l’eccesso di liquidità. Una volta rimesse in sesto, le banche smisero di farsi imprestare denaro dalla BCE perché potevano ottenerlo dalle altre banche a costi più bassi. L’aumento della domanda sul mercato interbancario ha fatto lievitare il prezzo dei tasso interbancario a breve. E quando a febbraio 2011 il tasso interbancario ha raggiunto la soglia dell’1% la BCE ha ripreso il controllo dell’economia.

Resta ancora da affrontare il problema delle banche che, non avendo i conti a posto, non trovano nessuno disposto a fidarsi di loro sul mercato interbancario e sono quindi costrette a farsi imprestare il denaro dalla BCE. La BCE non può continuare ad aiutarle all’infinito. Ma invece di tagliare loro il credito –  che potrebbe farle fallire causando nuovi problemi – ha preferito aumentare il costo del denaro, nella speranza che anche queste banche si ristrutturino e si ricapitalizzino.  

Come riformare il sistema bancario?

Le banche europee possono essere divise in tre grandi gruppi.

1)    Le banche con una solida reputazione, che hanno la fiducia del mercato interbancario. Anche queste banche hanno subito danni  per la sfiducia degli investitori, consapevoli che le banche hanno fatto poco o niente per modificare il loro modus operandi. L’ultimo stress test sulle banche dell’eurozona invece di creare maggiore fiducia ha contribuito a peggiorare la situazione: molte banche per aumentare il capitale hanno pensato di aumentare il volume dei mutui ipotecari (in teoria sinonimo di nuovi ‘guadagni’). Ovviamente si tratta di una scelta poco prudente, che non risolve affatto i problemi di fondo.

 

2)    Le banche di Irlanda, Portogallo e Grecia, al momento escluse dal mercato interbancario perché oberate dal peso delle obbligazioni dei rispettivi stati – che rischiano di andare in default. Queste banche a febbraio dello scorso anno avevano usato circa il 50% di tutto il credito straordinario di 487,6 miliardi erogato dalla BCE, anche se i loro paesi contribuiscono soltanto per il 6,5% al PIL dell’Eurozona.

 

3)    Le banche che si trovano nel mezzo, perché non detengono titoli di stato di paesi insolventi, ma hanno bisogno di ristrutturarsi, altrimenti non sono abbastanza solide da godere della fiducia delle altre banche. Sono in queste condizioni alcune banche spagnole e le Landesbank tedesche.

La ristrutturazione delle Landesbank e la Germania.

Le Landesbank tedesche sono per metà di proprietà delle regioni (i Laender, appunto) e per metà delle casse di risparmio locali. Le Landesbank svolgono il ruolo di banca centrale per le regioni, cioè si fanno imprestare il denaro sul mercato all’ingrosso con la garanzia del governo centrale, per imprestarlo alle casse di risparmio locali, molto più piccole. Non raccolgono direttamente risparmio dal pubblico.  

Ora che i mercati sono globalizzati, le Landesbank sono andate oltre il loro scopo originario. Per aumentare i guadagni hanno iniziato a investire in proprio, senza aver esperienza, con denaro preso a prestito per sé, con effetti devastanti. Non è ancora chiara l’entità del danno, ma si parla di circa 100 miliardi di euro. Le Landesbank sono anche appesantite dall’avventurismo finanziario dei governi locali, loro garanti e loro padroni. Perciò le Landesbank hanno un pessimo rapporto fra prestiti e depositi: 3,24 nel caso della WestLB. Il problema è che spesso a capo delle banche regionali siedono gli stessi governatori regionali, che se ne servono per i propri scopi politici. Occorre riformare il sistema, ma il mondo politico tedesco non ne vuol sapere.

Questo è un problema per il sistema bancario europeo, soprattutto perché la Germania è la locomotiva economica dell’Europa intera. Proprio la Germania, che fin dall’inizio della crisi chiede ai paesi europei di mettere a posto i conti, non sembra disposta a riformare il proprio sistema bancario. Un esempio: il presidente della Bundesbank Axel Weber, paladino della lotta contro gli stati insolventi, ha dichiarato che negli stress test sulle banche i vari tipi di aiuto statale alle Landesbank debbono venir conteggiati come capitale! Questo è apertamente contrario alle direttive dell’Autorità Bancaria Europea. Ma Berlino esige un trattamento preferenziale. Se Berlino si oppone alle riforme del proprio sistema bancario, in modo da sganciarlo dal sistema politico, nessun altro paese lo farà. 

Riprendendo in mano la politica del credito, la BCE agirà in modo da indurre le banche in difficoltà a cercare alternative e ristrutturare il proprio modo di operare, senza più asservirsi al potere politico. Ma se l’esempio non verrà dato dalla Germania, sarà impossibile pretenderlo dalle banche degli altri paesi. Si tratta di un problema prettamente politico, e non sarà semplice da risolvere.

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