L'utilizzo della finanza come sostituto della produzione
Parte IV

03/02/2015

Il sistema finanziario era l’asso nella manica di cui l’Occidente intendeva servirsi: se fosse riuscito a produrre redditi per i risparmiatori di tutto il mondo, dando lavoro e profitti, senza causare inflazione dei beni di consumo, il riequilibrio fra le economie e i livelli di vita della maggioranza degli abitanti del mondo sarebbe stato rapido e vantaggioso per tutti…

Anche l’Italia, che aveva ritardato la piena liberalizzazione del mercato finanziario e dei movimenti di capitale, si adeguò e liberalizzò il settore nei primi anni ‘90. Si videro i risultati soltanto con l’adozione dell’euro nel 1999: allora anche in Italia iniziarono ad affluire i capitali alla ricerca di buona remunerazione, che avremmo potuto utilizzare per sviluppare le infrastrutture carenti: trasporti, energia, ambiente, turismo, etc.

Però il sistema finanziario produce utili soltanto attraverso la crescita dell’economia reale. Se non c’è crescita economica reale il denaro di per sé non produce ricchezza. L’economia reale crebbe nell’ambito delle alte tecnologie: informatica, telecomunicazioni, cellulari… Ma la quantità di capitali che la finanza occidentale doveva gestire e remunerare cresceva molto più dell’economia reale.

Si ebbe un forte aumento dei prezzi dei titoli di tipo inflattivo. Il valore dei titoli in borsa cresceva tanto perché c’erano tanti capitali che cercavano di comperare buoni titoli, non perché le aziende producessero e guadagnassero tanto.  Già negli anni ’90 una serie di ‘bolle’ gonfiarono e scoppiarono, perché i prezzi crescevano velocemente e a dismisura, finché qualche evento faceva capire che i prezzi erano esagerati, allora gli investitori presi dalla paura correvano a vendere e i valori crollavano.

Mentre i valori di borsa crescevano, il numero di aziende quotate in borsa diminuiva, sia perché quelle grandi inglobavano quelle piccole, sia perché nei paesi sviluppati le fabbriche chiudevano. In mancanza di buoni titoli in quantità sufficiente per utilizzare e remunerare tutti i capitali che affluivano, si crearono sempre nuovi ‘prodotti’ finanziari, cioè nuovi titoli, sempre più arzigogolati e complessi, per moltiplicare le possibilità di investimento, gonfiando smisuratamente il valore di beni e servizi che in realtà rimanevano statici. Si moltiplicarono i fondi e i derivati.

Azioni ed obbligazioni vennero mescolati in ‘fondi’. Un fondo è pensabile come una torta di vari ingredienti, che viene venduta a fette, cioè a quote, in una bella confezione. Gli ingredienti sciolti costano 10 euro, ma la torta può valere 50 euro sul mercato, se a farla è un ottimo cuoco.

Si crearono moltissimi fondi di mutui. Le banche concedevano mutui sulle case per un miliardo di euro, ad esempio. I mutui venivano messi in grandi contenitori, cioè in fondi, in cui si aggiungeva anche qualche assicurazione, e i fondi venivano venduti a fette, a quote. Le quote del fondo anziché valere complessivamente un miliardo spesso si riuscivano a vendere per un totale di un miliardo e duecento milioni!  Con i soldi incassati, le banche correvano a concedere altri mutui. Non badavano più a scegliere debitori sicuri e immobili buoni, tanto i mutui sarebbero finiti in un fondo, le banche avrebbe guadagnato dalla vendita delle quote del fondo e i rischi sui mutui sarebbero poi stati di chi aveva le quote del fondo e delle società di assicurazione, non più delle banche.  Il fenomeno divenne così imponente negli stati Uniti, che la grande crisi finanziaria del 2008 scoppiò proprio a causa dei cattivi mutui, i mutui subprime.

Si idearono e si misero in vendita anche moltissimi derivati. Un derivato è come una minestra che viene venduta e pagata oggi, ma sarà consegnata e mangiata dopo tre mesi, con l’assicurazione che sarà buona e sarà tanta. Il cuoco pensa che fra tre mesi troverà la verdura in Sicilia a meno di €1 al kilo, ma non ne è sicuro. Perciò chiede a un contadino della Brianza, dove i prezzi sono più cari, di garantirgli la consegna della verdura, e paga €100 di caparra, che andrà persa se la verdura non sarà ritirata.  Se dopo tre mesi il cuoco trova la verdura in Sicilia a prezzo basso, non ritira la verdura della Brianza, perde i €100 euro, ma spende comunque poco per la verdura di cui ha bisogno.  Se invece non riesce a trovare la verdura in Sicilia a prezzo basso, compra la verdura dal contadino brianzolo pagando la differenza. Così il cuoco si assicura di poter avere la verdura per la minestra.

I derivati sono in sostanza scommesse con un margine di assicurazione.

Così fanno i finanzieri quando vendono quote di fondi in cui, oltre a tutti i mutui, c’è anche l’assicurazione che, se i debitori non pagassero le rate del mutuo, l’assicuratore ne pagherà almeno una parte. Per questo quando scoppiò la bolla dei mutui in America si trovarono subito in grave difficoltà le assicurazioni.

I derivati sono lo strumento d’elezione per le grandi speculazioni ‘contro’ qualche titolo.

Facciamo un esempio ipotetico. Se un grande finanziere pensa che lo stato greco prima o poi non riuscirà a pagare i titoli di stato alla loro scadenza, mette in vendita a 10 euro l ‘assicurazione’ di acquistarli a scadenza a 50 euro, anziché i 100 di valore nominale. Questa offerta di ‘assicurazione’ alimenta sul mercato la paura che lo stato greco possa non pagare. Tanti corrono a comperare l’assicurazione, tanti invece corrono a vendere i titoli. L’ondata di vendite fa scendere il prezzo dei titoli sul mercato.  Finché lo stato greco paga, il finanziere incassa i 10 euro di assicurazione e fa lauti profitti.  Il giorno in cui davvero lo stato greco non riesce più a pagare i titoli in scadenza, il prezzo dei titoli sul mercato crolla. Se non scende sotto a 50 euro, il finanziere non deve far nulla: nessuno gli chiede di incassare l’assicurazione, perché il mercato paga di più. Se il prezzo del titolo scende sotto a 50 euro, il finanziere deve usare una parte dei profitti per pagare la cifra assicurata, ma in cambio ha dei titoli, che prima o poi verranno pagati almeno in parte, perché lo stato greco non può sparire e chiuder bottega per sempre. Continuerà ad avere bisogno di prestiti, e per averli dovrà dimostrare di poter pagare i debiti, anche quelli vecchi.

Ecco la crescita dal 2000 in poi dei Credit Default Swap, che sono sostanzialmente assicurazioni contro il fallimento di uno stato.

Per organizzare e gestire prodotti finanziari così complessi occorrono schiere di addetti, bravissimi in matematica, veloci, attenti e sempre più pagati. Fino alla fine degli anni ’70 i compensi del settore finanziario erano nella media degli altri settori, nei due decenni successivi divennero molto più alti. Gli utili netti delle società finanziarie, che nei primi anni ‘80 erano inferiori al 10% di tutti gli utili, superarono il 40% nel 2005.

Gli investitori erano euforici: vedevano i profitti aumentare velocemente, perché uno stesso titolo poteva anche raddoppiare di valore in un anno, tanti erano i capitali che affluivano sul mercato! E più il sistema finanziario occidentale faceva miracoli, più i capitali affluivano…

Perché le autorità monetarie e politiche internazionali permisero che i mercati finanziari diventassero pericolosi palloni gonfiati?   Forse perché erano troppo ottimiste, forse perché la necessità di finanziare le guerre in Afghanistan e Iraq, di creare posti di lavoro sostitutivi di quelli persi nelle produzioni trasferite in Cina o in est Europa, rendeva necessario continuare ad attrarre in Occidente i risparmi del mondo.  Ecco l’andamento dei debito pubblico USA negli ultimi decenni: soltanto i capitali che affluivano dall’estero garantivano la copertura del deficit della bilancia commerciale e mantenevano l’ottimismo, gonfiando le statistiche del PIL.

Ma man mano che le bolle dei titoli si gonfiavano e sgonfiavano sempre più velocemente, venivano in luce frodi gigantesche coperte da schiere di consulenti, professionisti, finanzieri, autorità governative che godevano di fama mondiale, sostenute in modo più o meno consapevole dall’apparato delle grandi società di revisione e di rating, e dalle grandi banche.

Né esistevano istituzioni capaci di controllare il sistema finanziario internazionale, come abbiamo capito nell’esaminare l’evoluzione del sistema monetario bancario e finanziario da Bretton Woods alla fine della Guerra Fredda. Anzi, proprio a cavallo del 2000 gli USA fecero le ultime pericolose deregolamentazioni.

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