La democrazia diretta può sostituire la responsabilità politica?

02/05/2017

Se lo chiede Jacob Shapiro in un articolo per Geopolitical Futures (The Abdication of Political Leadership, 17 aprile 2017).

 

Democratico’ ha assunto la connotazione di ‘virtuoso’, ‘positivo’, ma non c’è motivo per pensare che sia così. La democrazia è il sistema che le società si sono date per correggere e contenere le disuguaglianze. Le persone non sono tutte uguali per forza, salute, interessi, capacità intellettiva e conoscenze specifiche: proprio per questo il liberalismo ha introdotto il correttivo della democrazia, che permette anche a chi è debole di vedere i propri interessi rappresentati e difesi, non lasciati alla mercé dei più forti. Il concetto di rappresentanza è indivisibile dal concetto di democrazia liberale: i rappresentanti si assumono la responsabilità di capire e di propugnare gli interessi dei rappresentati, proprio perché costoro non sarebbero in grado di farlo in proprio.

La democrazia liberale non consiste affatto nell’adottare l’opinione della maggioranza dei cittadini su ogni singola questione. Le consultazioni referendarie sulle singole questioni non portano di necessità alle scelte migliori per tutti, o per lo meno per la maggioranza. L’esito dei referendum dice quali fra le parti in causa sono state più abili nel comunicare e convincere, non quale delle scelte possibili fosse la migliore. La democrazia diretta è sempre stata lo strumento usato dai governi autoritari per ammantare di legalità le proprie scelte: chi controlla meglio i sistemi di comunicazione vince i referendum, là dove per capire le implicazioni della scelta occorra una cultura specifica. A nessun cittadino adulto occorre una cultura specifica per decidere se vuole poter divorziare oppure no (o compiere altre scelte personali di vita o di morte), ma sicuramente occorre una cultura specifica per pronunciarsi sull’utilità dei vaccini, o sulla convenienza dell’uscita dall’euro, o sulla rinuncia a certi sistemi di difesa: tutte decisioni che richiedono la capacità di valutare tutte le ricadute di medio e lungo termine sul paese nel suo complesso. No, la democrazia non è la somma algebrica delle opinioni personali, esprimibili con un sì e un no. È un sistema che presuppone la responsabilità personale di chi rappresenta gli elettori, e li rappresenta perché si è guadagnato sul campo la loro stima. Il compito dei politici è assumersi la responsabilità di compiere le scelte migliori per il paese nel suo complesso, spiegando le ragioni agli elettori, non tenere la contabilità algebrica delle opinioni prevalenti.

Quando le conseguenze di scelte passate si rivelano dannose i cittadini tendono a perder fiducia non tanto nei politici che le hanno fatte, possibilmente decenni prima, ma nei politici che si trovano al potere nel momento in cui le conseguenze negative si rivelano. Il governo che rimane col cerino in mano per una serie di scelte sbagliate, anche se fatte da governi precedenti, è quello che non riesce più ad avere la fiducia dei cittadini. È quello che sta succedendo ovunque in Europa, dove le elezioni mandano al potere nuovi rappresentanti.

Molto strano è che a volte gli stessi media e le stesse persone che ritengono che il referendum su singole questioni specifiche sia il sistema di decisione migliore possibile si strappino poi i capelli e gridino alla morte della democrazia se le elezioni mandano al potere rappresentanti che a loro non piacciono, come è successo dopo le ultime elezioni in Ungheria o in USA.

 

La democrazia non è la somma algebrica delle opinioni personali, esprimibili con un sì e un no. Il compito dei politici è assumersi la responsabilità di compiere le scelte migliori per il paese nel suo complesso, spiegando le ragioni agli elettori, non tenere la contabilità algebrica delle opinioni prevalenti.

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