Capire Trump

20/01/2021

È il titolo di un editoriale di George Friedman (Geopolitical Futures del 14 gennaio 2021).

Sia i sostenitori sia gli oppositori di Donald Trump sembrano ossessionati da lui, avendo in comune la convinzione che sia lui la causa e l’origine degli eventi. I sostenitori pensano che la sua sopravvivenza politica sia indispensabile alla nazione, gli oppositori ritengono altrettanto indispensabile la sua rimozione. Ma, dice Friedman, Trump non ha creato questo momento, è stato creato dal momento. 

Lo stesso Trump si stupì molto della sua prima vittoria elettorale: non se l’aspettava. Batté i ‘normali’ candidati repubblicani proprio perché era così anomalo nel panorama politico: mostrava emozioni forti, emozioni vere, buone o cattive che fossero. Mostrava di essere un lottatore, non il solito abile oratore e mediatore fra i poteri costituiti, e un lottatore era proprio quello che voleva quella parte dell’elettorato che da decenni si sentiva accantonata e disprezzata dai politici di entrambi gli schieramenti, come se non meritasse di essere rappresentata e difesa nei suoi interessi fondamentali. Quando Hillary Clinton tenne il famoso discorso in cui definì ‘deplorevoli’ coloro che ascoltavano le parole di Trump, centinaia di milioni di Americani si sentirono offesi.

Ogni buon politico forgia le proprie idee in consonanza con i sentimenti degli elettori cui si rivolge. Trump, dice Friedman, ‘forgiò la propria anima in modo da convalidare le paure dei perdenti economici, sociali e morali dell’epoca e nel contempo dar loro speranza’. Meglio, la sua anima rimase quella che era, l’anima di un opportunista senza scrupoli, pronto a combattere come un mercenario al soldo dei suoi elettori. Pronto a combattere per loro, mentire per loro, usare la calunnia contro i loro nemici, riscrivere le regole a loro favore. Non ha saputo perdere, ma anche questo fa parte del ruolo; neppure la maggior parte dei suoi elettori sa perdere con eleganza, perché ha già perso ruolo, reddito, speranze. Costoro non spariranno, non torneranno a votare serenamente politici forbiti ed eleganti, legati alle élite. Se non sarà Trump, si troveranno un altro gladiatore pronto a combattere e senza esclusione di colpi, soprattutto se l’impeachment e l’esclusione dai social confermeranno la loro convinzione che l’altra metà del paese li ha traditi e abbandonati.  

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